Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Archivio per gennaio, 2010

Tre domande a un filosofo sulla Human satisfaction

Inviato da unioneadc il 29 gennaio 2010

M.B. – Proseguo il giro d’orizzonti sulla Human Satisfaction. Dopo la psicologa Laura Napolitano, intervistata qui, ho rivolto le tre domande al filosofo Giacomo Samek Lodovici, docente di Storia delle dottrine morali presso l’Università Cattolica di Milano. Chi sarà interessato al dibattito, potrà entrare nel blog e  rilasciare il proprio contributo. La materia è di notevole interesse per un approfondimento sul tema comunicazione, che per i brand e per le imprese rivela sempre di più la necessità di una evoluzione verso il territorio di un nuovo umanesimo in cui ritorni in pieno la centralità dell’essere umano. L’obiettivo del profitto d’impresa sarà raggiungibile con metodi innovativi, anche grazie a questo ed altri approfondimenti, nel campo delle discipline umanistiche e di marketing. Oggi mettiamo in evidenza il contributo che la filosofia può offrire, con un primo “assaggio” che ci auguriamo possa essere considerato stimolante per analisi e prospettive concretamente utili a imprenditori e manager.

1) In economia sono evidenti i disastri provocati dalle teorie incentrate sulla massimizzazione del profitto ed ispirate alla visione egoistica dell’homo oeconomicus. La Human Satisfaction è una reazione a tale filosofia nel settore della comunicazione e dell’economia d’impresa, e costituisce l’evoluzione della così detta customer satisfaction, per allargare la prospettiva della soddisfazione del consumatore a una più ampia visione umanistica, che consideri determinante non più la centralità dell’atto di consumo, ma la centralità dell’essere umano, al fine di  soddisfare in modo integrale le necessità emotive, razionali ed etiche dell’uomo. Il profitto diventa pertanto il giusto risultato della Human Satisfaction. È d’accordo con questa visione?

Certamente, perché l’uomo è una realtà irriducibilmente complessa e meravigliosa: «molte cose sono mirabili al mondo, ma l’uomo le supera tutte» (Sofocle), è «il culmine e quasi il compendio dell’universo, e la suprema bellezza dell’intera creazione» (S. Ambrogio). L’uomo è un essere teoretico (o razionale), sociale e capace di amare, libero e artista, è costituito di corpo ma anche di spirito, può «distaccarsi» dalle esperienze che vive, non è determinato dalle leggi fisiche che determinano completamente la materia. È una compenetrazione di ragione, volontà, emozioni/sentimenti e affetti in generale, istinti e corporeità. Leggi tutto »

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Economia della felicità in tempi di crisi

Inviato da unioneadc il 27 gennaio 2010

g.r. – Un amico ci fa notare questo bellissimo articolo di Massimo Mucchetti. Riporta a quella scuola di pensiero – a cui appartiene il professor Stefano Bartolini, al quale si riferisce l’articolo – che valuta la felicità in termini di convenienza: in fondo dovrebbe essere ovvia la constatazione che chi vive meglio lavora meglio e viceversa. Sull’argomento “economia della felicità” c’è una produzione sempre più interessante: per esempio in questo libro coinvolgente si mostra come – senza moralismi, anzi con qualche cinismo e comunque considerazioni di profitto – a tutti converrebbe adottare progetti più incentrati sulle persone e sulle loro  aspettative e necessità.

Viva, dunque, la human satisfaction nel marketing e nella vita aziendale.

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L’automobile alienata

Inviato da unioneadc il 22 gennaio 2010

a.s. – Quanto costa produrre un’automobile? Nessuno lo sa. E’ uno dei misteri più profondi del mercato.

Questo mistero corrobora azioni molto opache delle case costruttrici nei confronti dei loro clienti offuscando e occultando dati essenziali su quale sia il ‘valore’ di un’auto in termini di qualità delle componenti, consumi, sicurezza, costi di manutenzione e inquinamento. Le case automobilistiche non attraversano un buon periodo. C’è da meravigliarsi visto come si comportano? Sembra che facciano il gioco delle tre carte. E che dire della loro ‘fumosa’ comunicazione (?) basata sul ‘sogno’? Improbabili paesaggi, strade solitarie, belle donne, famigliole in vacanza, amici festosi.

Gli anni ’60 sono passati da un pezzo, anche se continuano a circolare mini, maggiolini e cinquecento… Non sarebbe ora di crescere e diventare un po’ più adulti?

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Tim, Belén & la plastica

Inviato da unioneadc il 20 gennaio 2010

g.r. – Piazza Diaz a Milano (e non solo). Gigantografia con fatal bruna corrucciata che guarda il passante e dice: “Io sto con Tim, tu con chi stai?”. Qual è il messaggio? Che cosa dovremmo rispondere? L’equazione dovrebbe essere: gnocca sta con Tim, io sto (vorrei stare) con gnocca, ergo io sto con Tim. Ma perché dovrebbe andare così? Se lei sta con Tim, non sta con me. Se la voglio, Tim è compreso nel pacchetto? Insomma, la proposta è confusa. Soprattutto, l’allusione è vecchia e superata, come l’idea che pensando con gli ormoni ci si convinca di qualsiasi cosa. E’ un condensato di “vecchi merletti” che peraltro ritroviamo nelle gag tra Christian De Sica, macchietta di se stesso, e Belén Rodriguez, bella e plasticosa. E’ questo italiano sempre allupato che deve aspirare a Tim? Viene il sospetto che, pur d’accordo sul fatto d’inseguire quantità e fatturati, si potrebbe però accarezzare altri aspetti dell’uomo oltre che le emozioni: ragione ed etica contano eccome per la soddisfazione personale.

E poi, Tim alle donne non parla? Le usa soltanto?

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Tre domande a una psicologa per un dibattito

Inviato da unioneadc il 18 gennaio 2010

M.B. – In economia sono evidenti i disastri provocati dalle teorie incentrate sulla massimizzazione del profitto ed ispirate alla visione egoistica dell’homo oeconomicus. La Human Satisfaction è una reazione a tale filosofia nel settore della comunicazione e dell’economia d’impresa. Essa costituisce l’evoluzione della così detta customer satisfaction, cioè vuole allargare la prospettiva della soddisfazione del consumatore ad una più ampia visione umanistica, che considera determinante non più la centralità dell’atto di consumo, ma la centralità dell’essere umano, al fine di  soddisfare in modo integrale le necessità emotive-razionali ed etiche dell’uomo.

Volendo innescare un dibattito sempre più largo su questi temi, ho rivolto tre domande in proposito alla dott. Laura Napolitano, psicologa che da più di vent’anni ha realizzato esperienze terapeutiche singole e di gruppo, profonde e significative, talvolta con impegni anche in situazioni traumatiche e di grave ricaduta emotiva. Da quando ha scoperto la human satisfaction si sta dedicando con passione e tecniche professionali d’avanguardia a collaborare per la definizione delle necessità emotive, razionali ed etiche dei clienti delle imprese e degli stakeholder, base per poter poi definire i gap tra necessità e soluzioni offerte dalle stesse imprese e dai loro brand. Laura lavora in team con altri professionisti delle discipline umanistiche e di marketing, secondo il metodo scientifico della multidisciplinarietà. Leggi tutto »

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Facebook, World of Warcraft e le comunità emergenti

Inviato da unioneadc il 15 gennaio 2010

g.r. – Ho letto in Rete, qui, un interessantissimo articolo che paragona Facebook a World of Wacraft, sottolineando le infinite affinità e similitudini fra il celeberrimo social network e il “mondo online” – una specie di favola medievale in stile Tolkien, con umani, elfi ecc. – edito da Blizzard e frequentato da 12 milioni di iscritti paganti (qui e qui per avere un’idea).

WOW, come si chiama in gergo, è un gioco di ruolo: ci si iscrive, si crea un personaggio e si parte in cerca di avventura. Si portano a termine missioni, si percorrono territori (città, boschi, monti, mari), si accumula esperienza, si potenziano le proprie risorse e qualità nel gioco. Grazie al fatto che il “mondo virtuale” è pieno di frequentatori e che le missioni più impegnative vanno svolte in gruppo, WOW è anche un’arena sociale in cui nascono e si consolidano rapporti. La differenza sostanziale con Facebook è che lì non si mettono in comune profili veri, bensì fittizi e narrativi; eppure, sotto la superficie, c’è comunque un oceano di rapporti umani reali e concreti che prendono corpo anche in forum e chat e poi si sviluppano, magari, anche su Facebook. Quanto alla differenza tra profili reali e fittizi, è meno decisiva di quanto sembri: anche Facebook, con tutta la sua sorridente socialità, pone problemi di privacy e d’identità.

Tutte e due sono comunque comunità solide, stabili, profondamente sociali. Comunità virtuali con rapporti reali e una grande fidelizzazione. Certo, il rischio è sempre quello di confondere la socialità con l’affollamento, ma forse è il pegno da pagare alla crescita del mondo reale nei territori digitali.

D’altra parte entrambe sono esempi di ciò che provoca aggregazione sul web: certo non richiami formali o generici, ma cose da scoprire e da fare da soli e in comune, con libertà d’iniziativa, collaborando a creare e a narrare un “racconto comune” che è tra le sfide più suggestive dell’era digitale.

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Google, la Cina e il customer care

Inviato da unioneadc il 14 gennaio 2010

g.r. – Tutto è politica. Alla fine Google ha detto basta alla censura cinese (leggi qui). Eppure solo pochi anni fa, i dirigenti del motore di ricerca n.1 al mondo avevano accettato il filtraggio delle “voci calde” trincerandosi dietro l’affermazione “noi ci sottomettiamo alla legge di ogni nazione”. Frattanto, addio alle informazioni sul Tibet, sui dissidenti eccetera.

Oggi Google cambia atteggiamento. Perché? la risposta sta nel “cloud computing”, ovvero nella guerra globale (dell’informazione) con Microsoft. Lo sforzo di Google è convincere tutti che programmi e dati non devono stare sul pc, ma in rete. E come si fa a far coincidere la fiducia della gente – che dovrebbe mettere i propri dati online, e restare sicura della loro protezione e della propria privacy – con l’acquiescenza a censure e intrusioni locali? Di qui il no alla Cina, secondo molti assai tardivo.

Anche questo è customer care, ma certo non è human satisfaction: non, almeno, finché resta l’impressione che gli atteggiamenti potrebbero cambiare a seconda del vento delle convenienze aziendali… che non sempre sembrano coincidere con quelle del pubblico di Google. E pensare che il motto aziendale è “don’t be evil”, non essere cattivo. Cattivo rispetto a che? Soltanto alle convenienze aziendali, anche a costo che divergano da quelle dei clienti?

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Contro il potere della stupidità

Inviato da unioneadc il 8 gennaio 2010

m.b. – Una delle più indovinate pubblicazioni di Giancarlo Livraghi… Socrate, è senza dubbio “Il potere della stupidità”, libro che sta ottenendo un notevole
successo anche internazionale.
E’ uscita la terza edizione (davvero piu’ evoluta ed estesa) nel 2008,
e nel 2009 e’ uscito “The Power of Stupidity” in inglese. Vedere
qui.
Parecchi lettori dicono che “dovrebbe essere adottato come testo in
tutte le scuole di ogni ordine e grado” – e come manuale di gestione
nelle imprese. Nel caso qualcuno avesse voglia di dare un’occhiata a cio’
che altri hanno scritto… qui.
Se posso azzardare un’ipotesi, conoscendo Livraghi, ritengo che
l’ispirazione di dedicarsi a questo testo, che sta facendo il giro del
mondo, gli sia venuta anche ….vedendo tanti spot e tanta advertising che
tutto sono tranne che comunicazione di marketing.
A buon intenditor….anzi,…a buon imprenditor….

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Obama imprenditore, gli scanner e il martirio

Inviato da unioneadc il 8 gennaio 2010

g.r. – The buck stops here, o, come diceva il generale Patton nella sua celebre biografia cinematografica, lo scaricabarile finisce qui. Il presidente Obama parla alla nazione e si addossa la colpa del “buco” di intelligence e di controlli che ha messo a rischio i passeggeri del volo natalizio su cui era salito il terrorista nigeriano. Un comportamento, quello del presidente Usa, che non è soltanto encomiabile ma anche opportuno: l’unico, forse, che può rassicurare gli americani ripiombati in piena psicosi. Obama si comporta da imprenditore avveduto: human satisfaction significa pensare nell’interesse del cliente e non soltanto della bella figura propria. Quanti in Italia hanno fatto pubblicamente affermazioni del genere, rendendosi responsabili per i propri sottoposti? Da noi ci si scaglia contro gli assenteisti…

Già che ci siamo, torna attuale il discorso libertà-sicurezza. I body scanner sono il pretesto per ridiscutere di privacy eccetera. Ma siamo sicuri che la sicurezza si debba pagare in controllo, in libertà? Oltre un certo limite (ma non è quello degli scanner), mi sa che per mantenere la libertà si deve essere anche disposti a rischiare qualcosa, altrimenti la spirale dei controlli va verso il totalitarismo nello stile del nemici che si vogliono combattere. Una libertà che non vale il rischio del martirio vale poco… una sicurezza che diventa cappio vale anch’essa poco. A la guerre comme à la guerre.

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Socrate Livraghi

Inviato da unioneadc il 7 gennaio 2010

m.b. – Ho avuto la fortuna di conoscere anni fa, e di continuare a frequentare, Giancarlo Livraghi, che alcuni considerano un pubblicitario “classico”, con una sua ben chiara posizione nella storia del settore, nazionale e internazionale. Non riesco a considerarlo un pubblicitario. Mi sembra alquanto riduttivo.
Personalmente ritengo che Giancarlo sia …una reincarnazione di Socrate che, probabilmente stufo di sentirsi un po’ dimenticato dagli esseri umani, si era a un certo punto deciso di entrare in una dimensione un po’ curiosa per un filosofo, ma certamente giustissima per un filosofo con la voglia di esprimere i propri pensieri e la dovuta saggezza, anche in un campo che ai suoi tempi non esisteva.
Ma forse, a ben pensarci, non è vero.  Non esisteva nelle forme e tecnologie attuali, anche se riflettendo, si scopre che dobbiam
o proprio a Socrate e alla sua maieutica, le origini della comunicazione che, nella sua missione più nobile, e se ben pensata, aiuta le persone a “tirar fuori” dal proprio io le necessità e quindi a risolverle nel modo migliore.
Un consiglio a tutti: non perdete l’occasione di visitare il sito ricco di valori www.gandalf.it di Giancarlo Livraghi, se non l’avete mai fatto, e di tornarci ogni tanto. Sarete ben felici di aver conosciuto…Socrate.

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