L'impatto e il posizionamento di un brand
Inviato da giusrom1 il 28 maggio 2010
L’impatto e il posizionamento di un brand
in una nuova concezione “creativa”
m.b. – Faccio un passo indietro rispetto ai due post pubblicati qui e e qui per trattare un particolare momento del processo di comunicazione: quello che si può riassumere appunto nel termine “impatto”.
L’impatto e il posizionamento rappresentano la fase iniziale del rapporto di comunicazione fra brand e pubblico, fondamentale come tutte le altre. In questa fase si determina l’impatto e l’aggancio dell’attenzione del pubblico, senza i quali non sarebbero possibili le fasi successive della relazione e della loyalty. Quasi sempre in pochi attimi, il pubblico dovrà avere la percezione immediata del posizionamento del prodotto, della marca o della company, secondo l’obiettivo. In una nuova cultura di processo, pur essendo determinanti le tecniche di advertising classiche, queste dovranno essere orientate dalle altre discipline presenti nel team, a creare la via affinché poi queste possano lavorare nelle fasi successive, come in una corsa a staffetta.
L’apertura della “porta delle emozioni” per l’ingresso nella “stanza delle emozioni” e per soddisfare le necessità di bellezza, simpatia, forma, attrazione, insite in ogni essere umano, sarà il compito essenziale delle tecniche di advertising, già ampiamente sperimentate.
In questa prima fase si inizia a percorrere l’intero processo della comunicazione (impatto-posizionamento, relazione, loyalty), considerando essenziale che un’impresa investa non soltanto per innalzare il proprio grado di brand awareness, pur sempre obiettivo necessario anche se non più oggi e ancor meno domani sufficiente, ma soprattutto per creare una forte relazione e un forte grado di fedeltà sia con i pubblici professionali che con il pubblico finale.
Ed é proprio la fedeltà alla marca, l’obiettivo che emerge sempre più come essenziale per il profitto delle imprese, ben più importante già oggi dell’obiettivo di notorietà, che si pone ormai come mezzo e non come fine, come invece vorrebbe ancora la pubblicità vecchia maniera orientata….all’immagine di se stessa e all’autoautocelebrazione, in particolare in alcuni noti festival che ricordano le famose fiere della vanità Le tecniche pubblicitarie assumeranno dunque sempre di più un valore mediatico e indiretto, anche se pur sempre strategico nella logica di processo, rispetto al fondamentale e strategico obiettivo della fedeltà, a cui tendere con i mezzi e le tecniche più opportune.
E’ anche molto probabile che in una nuova piattaforma economica più valoriale, alle imprese non interesserà più tanto il grado di creatività, quanto il reale contributo misurabile e misurato, fornito per ottenere relazione e soprattutto fedeltà con il proprio pubblico di clienti, ottenibile non solo dai così detti creativi tradizionali ma da tutto un nuovo sistema multicreativo basato sul processo per fasi e sul metodo multidisciplinare, da considerare come il vero “nuovo creativo”, in cui la creatività sia il prodotto delle sinergie fra le molte discipline di comunicazione disponibili.
E infine importante considerare che tutti, ma proprio tutti i componenti del team multidisciplinare, siano in modo paritetico creativamente partecipi al ruolo di “nuovo creativo” assunto dallo stesso team. Il fattore sinergico che si sviluppa dal lavoro di gruppo e il lavoro per fasi del team, potranno essere una risposta strutturata alla sfida della complessità economica e di marketing che si è creata e sedimentata come fattore imprescindibile, in questi anni.
La complessità, per essere domata, dovrà essere affrontata con un metodo complesso. Ed è in questa prospettiva che stiamo cercando di orientarci.
Marzio Bonferroni
Tags: brand, comunicazione, fidelizzazione, loyalty, marketing, posizionamento, pubblico
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