Archivio per febbraio, 2011
Inviato da unioneadc il 28 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel volume in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
GUNA – Alessandro Pizzoccaro
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Tags: Alessandro Pizzoccaro, comunicazione, etica, Guna, human satisfaction, marketing strategico, responsabilità sociale, sostenibilità, valori
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Inviato da unioneadc il 28 febbraio 2011
La “human satisfaction” come leva dello sviluppo
rdl – L’aspetto umano, la consapevolezza che il cliente deve essere inteso non solo per le sue doti di acquirente-consumatore ma soprattutto per quella parte etica e spirituale che lo contraddistingue, può rappresentare una soluzione pratica, innovativa e lungimirante, per lo sviluppo dell’impresa soprattutto se radicata in un mercato in grande espansione.
La creazione quindi di un modello economico in cui eticità, sostenibilità e umanità vengano considerate determinanti per la realtà imprenditoriale potrebbe portare, all’impresa in grado di applicarlo, un valore aggiunto notevole; customers e stakeholders saranno così attivamente inclusi in un sistema nel quale “il PROFITTO è considerato un premio del mercato..”, nel quale si limiteranno i gap tra domanda e offerta specifici per ogni impresa e nel quale le imprese oltre a raggiungere una certa quota di mercato potranno ambire ad ottenere una propria comunità di marca nel quale i consumatori VOLONTARIAMENTE si riconoscono.
Perché allora non applicare tale modello nei Paesi in cui il processo economico è in piena evoluzione? Perché non provare a creare questo stato di benessere lì dove non bisogna “convertire” ma solo “costruire”? Nello scenario europeo queste tematiche stanno riscuotendo notevole successo nelle menti manageriali, il processo applicativo è però un po’ più arduo in quanto si tratterebbe di convertire un modello già stabilmente integrato con il contesto sociale. Per quanto riguarda i Paesi in pieno sviluppo economico questo potrebbe garantire una mossa importante per rendere non solo l’impresa, ma l’intera società first mover di un processo innovativo e socialmente determinante.
Rino Di Loreto
Tags: Bric Countries, etica, human satisfaction, responsabilità sociale, social responsibility, sostenibilità, sviluppo, valori
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Inviato da unioneadc il 27 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
BRANCA – Conte Niccolò Branca
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Inviato da unioneadc il 26 febbraio 2011
BRIC COUNTRIES – Il micro-clima Infosys (parte 2)
rdl – Entrambe le visioni enunciate nel post precedente possono risultare corrette se si analizza l’intero sistema secondo un’ottica basata sull’importanza capitalistica e materialistica dell’operato Infosys: enorme ricchezza, progetti formativi per i proprio dipendenti, lo status di “mito” nella propria nazione e la costituzione di un nome internazionale con un peso specifico notevole.
Proiettando però lo sguardo verso il futuro, quando l’intera economia indiana avrà raggiunto uno sviluppo tale da poter paragonare altre imprese alla Infosys, il ruolo da questa occupato potrà essere rappresentato da altri competitors, che forti dell’esempio osservato costruiranno simili strutture dove convoglieranno altri cittadini, altri dipendenti, altri studenti. Si otterrà così lo stesso scenario che l’attuale panorama occidentale presenta. Un numero finito di potenze dalle risorse finanziarie enormi in grado di strumentalizzare le volontà dei singoli per portare i propri introiti verso un livello massimo divergente a un valore non quantificabile.
Una visione totalmente immorale che porterà la società civile al collasso. Se però il tutto si analizza secondo una visione Sostenibile (e non si intende solo in ottica ambientale, ma anche etica e di provocazione di benessere collettivo) appare chiaro come il messaggio implicito dell’operato Infosys risulti poco consono e soprattutto poco lungimirante. Il vero valore aggiunto dell’impresa potrebbe essere la creazione di uno stato positivo nel quale la responsabilità d’impresa sia orientata al soddisfacimento dei bisogni dei singoli individui, tenendo conto del rispetto ambientale e della loro cultura.
Costruire il campus in maniera eco-compatibile, approfondire tali tematiche all’interno della propria area risorse umane, favorire e divulgare la reale posizione aziendale nell’intero panorama indiano favorirebbe la consapevolezza che tali tematiche sono di enorme rilevanza globale e, se venissero accolte dalla popolazione tramite adeguate politiche di marketing, si costituirebbe un enorme numero di cittadini involontariamente consapevoli.
E’ proprio da questo punto che parte il pensiero di uno sviluppo sostenibile: le grandi imprese, ricche di capitali e di potere nei confronti dei customers e dei dipendenti, dovrebbero cavalcare l’onda della lungimiranza piuttosto che quella della ricchezza, per poter mantenere la loro posizione più a lungo e ricoprire un ruolo socialmente utile.
Rino Di Loreto
Tags: Bric Countries, comunicazione, comunità, etica, human satisfaction, India, Infosys, responsabilità sociale, sostenibilità, valori
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Inviato da unioneadc il 25 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
BONDUELLE – Laura Bettazzoli
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Inviato da unioneadc il 22 febbraio 2011
BRIC COUNTRIES – Il “micro-clima” Infosys (parte 1)
rdl – Cosa si intende per micro-clima? Per spiegare al meglio tale accezione può essere usato, in maniera semplificativa, l’esempio concreto promosso dalla Infosys, azienda indiana leader nella produzione di sistemi informatici telematici con sedi in tutto il mondo.
Entriamo così nel contesto indiano. Premettendo che la condizione socio-culturale ha ben poche similarità con quella occidentale, si focalizzerà l’attenzione sul business affrontato dalla suddetta azienda in un settore, quello dell’informatica, dove il mercato indiano è leader.
Cancelli invalicabili e strutture all’avanguardia, campi sportivi e aree relax sono le principali caratteristiche di un campus (Mysore, Karnataka, India) totalmente chiuso al pubblico nel quale la Infosys “culla” i propri dipendenti. L’azienda si fa infatti carico di un processo di maturazione che vede crescere i propri dipendenti dall’età scolastica fino alla maturazione lavorativa secondo uno stile dettato dall’impresa. In un contesto nel quale la cornice è rappresentata da una povertà disarmante, da una mancanza di educazione e da una rincorsa frenetica verso la ricerca di uno stile di vita migliore, dotarsi di uno strumento così forte e di grande impatto verso il quale convogliare le attenzioni internazionali può rappresentare un valore aggiunto notevole.
Definito appunto micro-clima l’intero sistema creato dall’azienda in questione, esso viene percepito in un duplice aspetto: agli occhi dei cittadini e degli addetti ai lavori la struttura intera appare come un limbo di ricchezza, benessere e positività per i più inarrivabile; viene identificata come la punta splendida e luminosa di un iceberg che nasconde al suo interno la più grande e smisurata povertà. Agli occhi invece di coloro che riescono ad entrarvi, attraversati i cancelli dell’immenso campus il panorama appare alquanto ambiguo e increscioso; il contesto nel quale è calata l’intera struttura lo presenta come una perla bianca in un mare di pece, si è sbalorditi da tanto sfarzo e dall’ostentamento dello status che con il tempo l’azienda ha ottenuto. Si ha perciò la visione e la sensazione di far parte di un sistema che cova un’organizzazione per la creazione di un“esercito” di dipendenti che si sentiranno sempre in debito nei confronti di un’azienda che è riuscita a migliorare la loro condizione sociale.
Rino Di Loreto
Tags: Bric Countries, comunità, etica, fidelizzare, India, Infosys, responsabilità sociale, sostenibilità, valori
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Inviato da unioneadc il 21 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
BEIERSDORF – Thomas Ingelfinger
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Inviato da unioneadc il 19 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
AVERNA – Luisa Polizzi Averna
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Inviato da unioneadc il 16 febbraio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
AMPLIFON – Daniela Cantale
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Inviato da unioneadc il 15 febbraio 2011
rdl – “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità” sosteneva Cicerone migliaia di anni fa. Proprio la consapevolezza del nostro passato (in questo caso economico) potrebbe rappresentare la chiave di volta per un cambiamento che, ormai, ha come fulcro l’arricchimento e lo sfruttamento di paesi dalle grandi potenzialità. Materialismo e irrazionalità sono perciò le basi su cui le grandi multinazionali, orientate nei mercati dei Paesi BRIC, fanno leva; andando quindi ad abusare di condizioni ottimali per il soddisfacimento dei propri scopi.
Perché invece di spremere mercati in espansione non si tende a sfruttare l’onda della conoscenza e usare la nostra esperienza come uno specchio dal quale attingere le cause degli errori commessi e operare in maniera migliore per evitare di ripeterli?
Perché non far leva sulla possibilità di lavorare in un paese con tassi di crescita e di sviluppo come quelli dei paesi BRIC al fine di creare una concezione globale di Eticità e Sostenibilità attraverso la ricerca di un benessere collettivo che potrebbe partire proprio dal ruolo aziendale? Lo “sfruttamento” delle multinazionali in mercati in espansione come ad esempio quello indiano provoca la creazione di micro-climi aziendali esportati in paesi dove, per cause naturali, il radicamento sarà molto difficile e costituirà un processo molto difficile. L’esportazione di sistemi aziendali chiusi, di “mondi” ristretti a pochi, può essere un’enorme causa di benessere se affrontata nel modo giusto, ma allo stesso tempo può inserire un clima di sofferenza e incompatibilità con il macro-clima nel quale è inserito.
Rino Di Loreto
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