Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Archivio per 'L'era digitale'

Meryl Streep sa che cos'è un blog

Inviato da unioneadc il 8 marzo 2010

g.r. – Tra un sito e un blog passa la stessa differenza che c’è tra un telefono fisso e un cellulare. Nel primo caso, rispondendo diciamo “Pronto, chi parla?”, nel secondo “ciao, dove sei?”. Differenza enorme, che trasforma la nozione dello spazio e dell’identità.

I siti web – i “siti-vetrina” come ce ne sono tanti, concepiti per sciorinare le merci e le informazioni, con minime dosi di interattività e coinvolgimento del visitatore – sono sempre più una realtà riduttiva rispetto a ciò che si può esprimere nelle attuali condizioni della Rete. Spesso sono addirittura “siti-cripta”, in cui nulla cambia mai e tutto resta immobilizzato per sempre.

I blog, invece – i blog nei migliori esempi, quelli che non sono soltanto diari personali bensì fasci di connessioni tra persone e argomenti notevoli – organizzano la loro proposta secondo lo schema che usiamo nelle conversazioni tra persone: il post in risalto è l’ultimo inserito, a partire dal quale s’inizia l’esplorazione. Sotto restano gli altri, in ordine inverso di presentazione rispetto a quando sono stati scritti. E attorno, per aiutare con rapidità ed efficacia, stanno gli indici tematici e cronologici.

Chi vuole comunicare dovrebbe tenere ben presente questa prospettiva diversa e spesso più adeguata per dire ciò che si vuol dire. Nel blog l’identità del padrone di casa suona chiara all’interlocutore; dalle sue parole e dalla sua identità affermata nelle argomentazioni risaliremo al “dove sei”, alla posizione rispetto al mondo. Nei siti tradizionali, invece, alle proclamazioni di principio (“sono qui”) spesso non segue un’attestazione d’identità circostanziata e affabile. Il “chi parla?” nel sito resta dubbio, nebbioso, ed è un dato sconfortante se si pensa che i siti (aziendali, professionali, informativi, personali) vengono allestiti appunto per presentare se stessi.

Guardatevi “Julia & Julie”, film per il quale Meryl Streep ha rischiato di prendere il suo terzo Oscar. Parla di cucina, ma è anche un corso d’apprendimento per blogger dialoganti.

Giuseppe Romano

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Facebook, World of Warcraft e le comunità emergenti

Inviato da unioneadc il 15 gennaio 2010

g.r. – Ho letto in Rete, qui, un interessantissimo articolo che paragona Facebook a World of Wacraft, sottolineando le infinite affinità e similitudini fra il celeberrimo social network e il “mondo online” – una specie di favola medievale in stile Tolkien, con umani, elfi ecc. – edito da Blizzard e frequentato da 12 milioni di iscritti paganti (qui e qui per avere un’idea).

WOW, come si chiama in gergo, è un gioco di ruolo: ci si iscrive, si crea un personaggio e si parte in cerca di avventura. Si portano a termine missioni, si percorrono territori (città, boschi, monti, mari), si accumula esperienza, si potenziano le proprie risorse e qualità nel gioco. Grazie al fatto che il “mondo virtuale” è pieno di frequentatori e che le missioni più impegnative vanno svolte in gruppo, WOW è anche un’arena sociale in cui nascono e si consolidano rapporti. La differenza sostanziale con Facebook è che lì non si mettono in comune profili veri, bensì fittizi e narrativi; eppure, sotto la superficie, c’è comunque un oceano di rapporti umani reali e concreti che prendono corpo anche in forum e chat e poi si sviluppano, magari, anche su Facebook. Quanto alla differenza tra profili reali e fittizi, è meno decisiva di quanto sembri: anche Facebook, con tutta la sua sorridente socialità, pone problemi di privacy e d’identità.

Tutte e due sono comunque comunità solide, stabili, profondamente sociali. Comunità virtuali con rapporti reali e una grande fidelizzazione. Certo, il rischio è sempre quello di confondere la socialità con l’affollamento, ma forse è il pegno da pagare alla crescita del mondo reale nei territori digitali.

D’altra parte entrambe sono esempi di ciò che provoca aggregazione sul web: certo non richiami formali o generici, ma cose da scoprire e da fare da soli e in comune, con libertà d’iniziativa, collaborando a creare e a narrare un “racconto comune” che è tra le sfide più suggestive dell’era digitale.

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Google, la Cina e il customer care

Inviato da unioneadc il 14 gennaio 2010

g.r. – Tutto è politica. Alla fine Google ha detto basta alla censura cinese (leggi qui). Eppure solo pochi anni fa, i dirigenti del motore di ricerca n.1 al mondo avevano accettato il filtraggio delle “voci calde” trincerandosi dietro l’affermazione “noi ci sottomettiamo alla legge di ogni nazione”. Frattanto, addio alle informazioni sul Tibet, sui dissidenti eccetera.

Oggi Google cambia atteggiamento. Perché? la risposta sta nel “cloud computing”, ovvero nella guerra globale (dell’informazione) con Microsoft. Lo sforzo di Google è convincere tutti che programmi e dati non devono stare sul pc, ma in rete. E come si fa a far coincidere la fiducia della gente – che dovrebbe mettere i propri dati online, e restare sicura della loro protezione e della propria privacy – con l’acquiescenza a censure e intrusioni locali? Di qui il no alla Cina, secondo molti assai tardivo.

Anche questo è customer care, ma certo non è human satisfaction: non, almeno, finché resta l’impressione che gli atteggiamenti potrebbero cambiare a seconda del vento delle convenienze aziendali… che non sempre sembrano coincidere con quelle del pubblico di Google. E pensare che il motto aziendale è “don’t be evil”, non essere cattivo. Cattivo rispetto a che? Soltanto alle convenienze aziendali, anche a costo che divergano da quelle dei clienti?

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Berlusconi, Tartaglia e il "pubblico" sul web

Inviato da unioneadc il 17 dicembre 2009

g.r. – Berlusconi ferito e sul web insulti e minacce che spaventano per la brutalità. Qualcuno dovrebbe riflettere sul fatto che creare e alimentare le tensioni porta alla loro esplosione, per mano, di solito, di ingenui squilibrati che non sanno qual è il momento di fermarsi. L’episodio è in parte colpa di tutti coloro che alimentano il muro contro muro: chi ha armato la mano di Tartaglia? Chi sono gli strateghi dell’odio?

Ma il discorso importa per un tema più pertinenteagli scopi di questo blog. Ragionare di leggi speciali per il web, allo scopo di censurare e perseguire chi scrive espressioni criminali sui post, è assurdo. Bastano le leggi ordinarie, se applicate: le eccezioni sono sempre pericolosamente illiberali, se ne fai una, qualcuno potrà farne altre. Ed è vero, come scrive Pratellesi nel suo mediablog al Corriere della sera (qui: http://mediablog.corriere.it/) che in rete tutto ciò che si scrive di privato è pubblico, ma è anche vero che questo fatto, interpretato come molti stanno facendo, fa più male al “pubblico” che al privato: sgretola quell’intercapedine che c’è tra ciascuno di noi e gli altri, che andrebbe rispettata per consentirci di rispettare e farci rispettare. Senza, c’è la giungla.

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Auguri e pubblicità push

Inviato da unioneadc il 16 dicembre 2009

G.R: – Da ieri la mia banca mi fa gli auguri di Natale. Me li fa online quando accedo alla pagina del mio conto. Anziché darmi subito la disponibilità del menu, lo freeza e fa passare un biglietto di auguri. Che avanza lentamente da sinistra verso destra, si ferma, si apre, si chiude e scompare a destra. Totale, una decina di secondi prima di accedere al servizio. Pochi? Forse, ma sembrano eterni.

Non ce l’ho con gli auguri, li ho apprezzati. Ma colgo l’occasione per far notare che non è questa la strada migliore per immaginarsi annunci pubblicitari sul web. Diversi siti già lo fanno: tu clicchi su un link e fra te e ciò che cercavi si frappone una pagina pop-up di advertising. Si chiama pubblicità push e talora non si può nemmeno individuare un “chiudi” per toglierla di mezzo prima che scompaia di suo. Obbligare chi gira per la rete ad aspettare il servizio che ha chiesto guardando quel che non ha chiesto è sgradevole, anche quando si capisce che quell’annuncio “paga” il servizio.Maldispone verso il sito, verso il prodotto pubblicizzato, che per giunta a volte nemmeno viene visto, dato che si clicca freneticamente per farlo scomparire.

Non ci sarà un modo più rispettoso di attirare l’attenzione? In un periodo di crescita del settore, si dovrebbe evitare di imboccare strade sbagliate e innescare un rifiuto generalizzato da parte di coloro che vanno in Rete…

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Nielsen: crisi della pubblicità. Cresce internet

Inviato da unioneadc il 11 dicembre 2009

G.R. – Ecco gli ultimi dati Nielsen, diffusi dall’Ansa. Nel crollo generale, la pubblicità online monta fin quasi al 7%. Non finisce qui…

E’ CRISI ANCORA GRAVE. PUBBLICITÀ. NIELSEN: -15.6% INVESTIMENTI GENNAIO-OTTOBRE (-12.6% per la TV, -13.2% per la RADIO, -18,6% per i QUOTIDIANI, -29,1% per i PERIODICI,-28,8 per la FREE-PRESS e +4.7% PER INTERNET)

Roma, 10 dicembre 2009. Da gennaio ad ottobre del 2009 gli investimenti pubblicitari ammontano a 6.887 milioni di euro, con una flessione del -15,6% rispetto al corrispondente periodo del 2008. A rilevarlo è Nielsen. Considerando il singolo mese di ottobre rispetto allo stesso mese dello scorso anno la variazione è del -12,5%. A livello di settori sul periodo cumulato si registrano: -9,3% per gli Alimentari, -19,7% per le Auto e -5,6% per le Telecomunicazioni. Wind, Unilever, Ferrero, Vodafone, Tim, Barilla, Procter&Gamble, Volkswagen, L’Oreal e Fiat Div. Fiat Auto guidano la classifica dei Top Spender nei primi dieci mesi del 2009 con investimenti pari 993,9 milioni di euro, in calo del -9,8% sul corrispondente periodo dell’anno scorso.

La Televisione, considerando i canali generalisti e quelli satellitari (marchi Sky e Fox), mostra una flessione del -12,6% sul periodo cumulato e del -8,6% ad ottobre 2009. Si registrano andamenti

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Google, i social network, la Bbc… e il Corriere

Inviato da giusrom1 il 4 dicembre 2009

g.r. Tre notizie in simultanea da “Broadcast & video” (http://bv.diesis.it).

Uno: la scelta annunciata da Google, di mettersi d’accordo con gli editori per far pagare le news ai lettori online, mostra il fianco sia sotto il profilo strategico (la sua motivazione principale è ostacolare la concorrenza di Microsoft sulla Rete) sia sotto quello tecnologico (il “bloccaclick” che dovrebbe attivarsi dopo le cinque news gratuite è, pare,  aggirabile). Ma la strada è questa.

Due: una ricerca Nielsen riporta che per la prima volta gli utilizzatori dei social network (301,5 milioni) hanno superato quelli della posta elettronica (276,9). Evoluzioni e rivoluzioni.

Tre: BBc informa che “nel mese di ottobre, il 7% degli accessi ai suoi servizi è avvenuto attraverso un computer della Mela, così come un equivalente 7% degli utenti ha usufruito delle trasmissioni via iPhone o iPod Touch. Appena inferiori gli accessi da Playstation 3 di Sony. Meno riscontri ha ottenuto Nintendo Wii, relegata al ruolo di intrattenimento elettronico, con solo il 2% dei contatti. Bbc, attraverso la nuova interfaccia digitale iPlayer, sta dunque sfruttando sempre più i dispositivi mobili e internet: nel periodo analizzato, sono state 53,2 milioni le richieste per programmi tv via web (26,1 milioni le richieste per la radio)”. Convergenza digitale.

A fronte di questo, il “Corriere della Sera” ha avviato la sua campagna istituzionale sui “valori del giornalismo libero”, dove tutti compaiono ingessati tranne i lettori del quotidiano. Forse è una pubblicità autoironica…

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Zuckerberg riscrive Facebook

Inviato da giusrom1 il 3 dicembre 2009

g.r. – Grande evidenza ieri per la lettera aperta di Mark Zuckerberg, ai 350 milioni di utenti Facebook

(qui:

http://blog.facebook.com/blog.php?post=190423927130l)

Il fondatore del cortile più grande del mondo annuncia che da ora in poi cambierà il criterio di aggregazione nel network: niente più reti geografiche, bensì sistemi di integrazione personali che consentono maggior controllo della privacy e migliore scelta di amici e non amici.

Interessante: un primo passo, forse, per superare la distinzione tra affollamento e socializzazione, vale a dire per trasformare la frontiera in città: luoghi che si distinguono non solo per gli spazi aperti, strade e piazze, ma anche perché in città esistono soglie tra pubblico e privato. Dove il privato conta, sì, ma ancor più conta quella zona di rispetto e garanzia tra cittadino e cittadino che appunto definiamo “spazio pubblico”.

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Investimenti pubblicitari: la tv superata dal web

Inviato da unioneadc il 20 novembre 2009

Repubblica — 01 ottobre 2009   pagina 33   sezione: ECONOMIA

m.b. – LONDRA – La tv scalzata dal piedistallo, per la prima volta in un’ economia sviluppata, quella inglese: nel primo semestre 2009, gli investimenti pubblicitari sul web hanno superato quelli televisivi. Un’ analisi di Pricewaterhouse Coopers – commissionata dall’ Internet Advertising Bureau – rileva che gli inserzionisti hanno investito 1,75 miliardi di sterline per il web (pari al 23,5% del mercato). E’ oltre un punto e mezzo percentuale in più rispetto al giro d’ affari della tv (seconda al 21,9%). Leggi tutto »

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