Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Tre domande a una psicologa per un dibattito

Inviato da unioneadc il 18 gennaio 2010 - 10:33

M.B. – In economia sono evidenti i disastri provocati dalle teorie incentrate sulla massimizzazione del profitto ed ispirate alla visione egoistica dell’homo oeconomicus. La Human Satisfaction è una reazione a tale filosofia nel settore della comunicazione e dell’economia d’impresa. Essa costituisce l’evoluzione della così detta customer satisfaction, cioè vuole allargare la prospettiva della soddisfazione del consumatore ad una più ampia visione umanistica, che considera determinante non più la centralità dell’atto di consumo, ma la centralità dell’essere umano, al fine di  soddisfare in modo integrale le necessità emotive-razionali ed etiche dell’uomo.

Volendo innescare un dibattito sempre più largo su questi temi, ho rivolto tre domande in proposito alla dott. Laura Napolitano, psicologa che da più di vent’anni ha realizzato esperienze terapeutiche singole e di gruppo, profonde e significative, talvolta con impegni anche in situazioni traumatiche e di grave ricaduta emotiva. Da quando ha scoperto la human satisfaction si sta dedicando con passione e tecniche professionali d’avanguardia a collaborare per la definizione delle necessità emotive, razionali ed etiche dei clienti delle imprese e degli stakeholder, base per poter poi definire i gap tra necessità e soluzioni offerte dalle stesse imprese e dai loro brand. Laura lavora in team con altri professionisti delle discipline umanistiche e di marketing, secondo il metodo scientifico della multidisciplinarietà.
Di solito si conoscono psichiatri o psicologi, uomini o donne, piuttosto severi e compresi totalmente nei loro studi nelle loro analisi. La Human Satisfaction doveva quindi trovare uno psicologo un po’ diverso, gioioso, ottimista, aperto alla vita e convinto di poter contribuire al fondamentale allargamento della customer satisfaction, verso una più completa e integrale soddisfazione, ottenibile attraverso la soddisfazione di tutte le necessità umane, e non soltanto di quelle del “customer”. Nessuno oggi vuole più sentirsi chiamare “consumatore”, e allora perché le imprese e il marketing in larga misura ancora si ostinano a tenerlo rinchiuso in questa stretta gabbia concettuale? Il problema non è certo delle persone, che sono esseri umani e cittadini “a tutto tondo”, al centro di una sfera in cui l’atto di consumo è uno dei tanti satelliti intorno al sole-essere umano.
Il vero problema è della vecchia cultura di marketing orientata alla customer satisfaction, e che potrà con la human satisfaction allargare notevolmente le potenzialità relazionali e di fidelizzazione dei propri pubblici. Con risultati di maggior soddisfazione per i pubblici e per le stesse imprese, che otterranno frutti di profitto come risultato di un reale “servizio”.

  1. È d’accordo con questa visione?

Sono assolutamente d’ accordo che sia ormai necessario il passaggio dalla Customer alla Human Satisfaction, poiché le persone sono state per troppo tempo considerate dei contenitori vuoti, o meglio, dei contenitori di emozioni e compulsioni confuse. La vecchia pubblicità ha tolto dignità e rispetto al significato dell’essere, svilito le capacità di ragionamento, l’intelligenza, la saggezza ed il discernimento. Colpire la sfera dell’emozionalità e stimolare i bisogni più superficiali nega i valori profondi e significativi… oltre alla funzionalità del corpo calloso che collega i due emisferi cerebrali! ogni persona ha la capacità di vagliare i contenuti emotivi con le informazioni provenienti dall’emisfero sinistro e di arricchirle con la creatività e la poesia dell’emisfero destro.  Nessuna  comunicazione o impresa deve dimenticarlo.

2. Quali vantaggi ritiene possano derivare dall’orientamento a questa visione?

    Il vantaggio immediato consiste nella possibilità di creare un mondo di pari, in cui siano abolite le manipolazioni e le svalutazioni dei più (che diventano massa) e ridata dignità alle persone. in un mondo di pari è sicuramente più facile “incontrarsi e riconoscersi”, scambiare impressioni, idee e concetti, trovare sintonia e quindi uno stato di felicità e crescita. In questa situazione diventa fluido lo scambio umano, valoriale ed economico.

    3. Dal punto di vista della disciplina da Lei presidiata, quali sono gli aspetti umani che confermano questa visione?

      Gli studi e gli interventi di psicologia  mirano tutti a promuovere o ricostruire nelle persone una identità sana ed integra. Il senso di identità riguarda il significato della propria vita, il proprio scopo personale, il chi sono io. Tutti abbiamo bisogno di sentire quale sia il significato della nostra esistenza, di sentirci importanti, validi ed utili, di stimarci e stimare gli altri. Abbiamo inoltre bisogno di capire e riflettere sulle cose, cambiare opinione quando capiamo che è necessario, usare l’intelligenza sociale ed attivare azioni socialmente avvedute. Abbiamo altresì bisogno di sentirci rispettati e rispettare valori importanti e condivisibili. Tutto questo combatte la sofferenza intrapsichica e relazionale. Se le imprese entreranno nei fili preziosi del tessuto emotivo, razionale ed etico delle persone renderanno seta i ruvidi nodi della crisi economica.

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