Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

L’evoluzione del consumatore

Finita la sbornia pubblicitaria degli anni Ottanta, il trend della comunicazione pubblicitaria ha sostituito la quantità alla qualità: dove tutti urlano, urlare più forte e più spesso è l’unica maniera di farsi sentire.

Frattanto il “consumatore” è cambiato. Ha adottato uno stile di vita diverso, non necessariamente più sobrio ma certo più autonomo e consapevole. Nell’era della cultura “personal” che si è diffusa fra noi prima col pc e poi con la rete globale, ciascuno ha imparato a scegliere in maniera autonoma e attiva, non senza prima informarsi e paragonare le alternative. Spesso non fa questioni di prezzo, perché acquista ciò che gli conviene secondo ordini di considerazioni del tutto personali. E sempre più spesso acquista prodotti sul web, magari dopo averli osservati fisicamente presso i negozi tradizionali. Inoltre detesta le aziende che si mascherano dietro discorsi di “responsabilità sociale” e di etica aziendale posticci: la consapevolezza rispetto alle urgenze ambientali e alla sostenibilità è ormai diffusa e difficile da ingannare.

Soprattutto questo cliente di nuova generazione non vuole più essere definito “consumatore”, dato che anche nell’atto dell’acquisto e del consumo mette in gioco, rispetto alle sollecitazioni meramente commerciali e passive, dimensioni umane diverse e più elevate come la ragione, l’emozione e l’etica. Anche per questo il nuovo pubblico della comunicazione commerciale è fatto da persone-clienti che quando vedono uno spot il più delle volte fanno zapping.

La crisi attuale ha accelerato il fenomeno. Da una parte il rendimento delle campagne tradizionali è calato vistosamente, dall’altra il pubblico mostra di obbedire a logiche indipendenti dal tamtam pubblicitario. Al cliente non basta più che il prodotto abbia un buon rapporto qualità-prezzo, che l’assistenza sia adeguata, che l’aspetto esteriore sia gradevole. Entrano in scena valori diversi e più intimi, che si pongono nella sfera delle emozioni, delle ambizioni, dei comportamenti valoriali, delle relazioni affettive e delle scelte etiche. La scelta di un prodotto o di un servizio prende sempre più la forma di una relazione fortemente connotata dal riconoscimento di un’attenzione umana a tutto tondo.

La rapida diffusione delle community online testimonia quanto gli (ex) consumatori siano trasformati. Nei social network qualsiasi “annuncio commerciale” viene visto come un’intrusione e respinto con sdegno: nei territori dell’“amicizia digitale” l’unica via per diffondere oggetti e comportamenti è quella della reputazione che passa dalla testimonianza personale.

Come si fa, allora, a conoscere le necessità e i gusti del “nuovo consumatore”? Trattandolo da persona-cliente. Ovvero, anzitutto ascoltandolo e chiedendogli cosa gli serve e come la pensa.

UniOne ha introdotto i criteri della human satisfaction anche nelle ricerche di mercato, per cogliere quei bisogni e quelle attese che definiscono il mondo interiore delle persone: razionali, emozionali, etici.

La metodologia di ricerca sviluppata da UniOne non ha categorie predeterminate. Tuttavia dall’ascolto del pubblico è possibile riconoscere alcune tipologie profondamente differenziate fra loro. Sono i nuovi clienti, che attraversano il mercato come i salmoni risalgono la corrente, seguendo percorsi che sfuggono alle maglie della customer satisfaction.

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