Aristotele, “La Retorica”
Retorica – Aristotele – collana Classici Greci e latini – Oscar Mondadori 1966.
Sintesi di Marzio Bonferroni -
- La retorica, arte della comunicazione interpersonale, è “la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a qualsiasi soggetto proposto e non a un genere particolare e definito di soggetti”.
- La retorica esiste in funzione di un giudizio (deliberazioni e sentenze pubbliche e individuali ndr). Si avvale del “discorso” (messaggio ndr) che deve essere efficace nella dimostrazione e persuasivo.
- La retorica è analoga alla dialettica: entrambe riguardano oggetti la cui conoscenza è in un certo qual modo patrimonio comune di tutti gli uomini e che non appartengono a una scienza specifica.
- Retorica e dialettica costituiscono due elementi complementari, che si assomigliano senza essere uguali, e in un certo senso si completano.
- La retorica è deliberativa (argomenti politici, etici, ovvero il bene e l’utile per il fine della felicità), epidittica (dimostrare l’eccellenza di una persona o di una cosa), giudiziaria (caratteristiche delle azioni delittuose, definizione del piacere, ingiustizia e suoi caratteri).
- Un’abile disposizione a mirare al probabile, è propria di una persona che è altrettanto abile nel mirare alla verità.
- La verità e la giustizia sono per loro natura più forti dei loro contrari. Se si è nella verità e si viene sconfitti, spesso è per propria colpa. La retorica è dunque utile a tale scopo.
- Crediamo con più prontezza nelle questioni che non comportano certezze assolute ma varietà di opinioni. E questo deve risultare dal discorso e non dalle opinioni preesistenti sul carattere dell’oratore, anche se questo influisce sulla persuasione.
- La persuasione si ottiene tramite i discorsi (messaggi) quando mostriamo il vero o ciò che appare tale attraverso i mezzi di persuasione appropriati in ogni caso.
- Prove, probabilità e segni, sono le premesse proprie della retorica.
- Avere una buona reputazione significa essere considerati onesti da tutti, o avere qualcosa di un genere tale che tutti, o i più, o gli uomini di valore, o quelli assennati, desiderano.
- La malvagità ha bisogno soltanto di una scusa per rivelarsi.
- Gli entimemi (deduzioni), distinti dagli esempi (induzione), sono i mezzi logici per persuadere gli ascoltatori. Sono sillogismi retorici svolti unicamente al livello del pubblico, a partire da quello che pensa il pubblico, ovvero dal “probabile”. La presentazione quindi diventa su queste basi uno “spettacolo accettabile” dal pubblico.
- La persuasione conosce due grandi vie: convincere e commuovere (via logica e via psicologica). Le prove logiche hanno una loro forza propria. La via psicologica, al contrario, consiste nel pensare al messaggio secondo la sua destinazione, secondo l’umore di chi deve riceverlo, mobilitando le prove soggettive, morali.
- Gli elementi che determinano la persuasione, a parte le dimostrazioni logiche, sono l’assennatezza, la virtù, la benevolenza. Chi sembrerà possederli tutti risulterà immancabilmente persuasivo. I mezzi per sembrare assennati e seri devono ricavarsi dalla classificazione delle virtù. Benevolenza e amicizia derivano da fattori emotivi e sono accompagnate da dolore o piacere (ad esempio ira, pietà, paura e altre simili o contrarie).
- Si tratta di non urtare il pubblico, di non provocare, di essere gradevoli, di entrare in una complicità compiacente nei confronti di chi ci ascolta.
- Mentre si svolgono le prove logiche, si deve costantemente trasmettere “seguitemi, stimatemi, amatemi”.
- Le opinioni del pubblico sono il dato primo e ultimo. Sono “pezzi di linguaggio” già fatti che l’oratore (il comunicatore ndr) deve conoscere bene. Occorre quindi raccogliere la “griglia delle passioni” del pubblico a cui dovremo rivolgerci.
- L’ira è un desiderio di aperta vendetta per una offesa vera o ritenuta tale rivolta alla nostra persona. L’ira è accompagnata dalla speranza di vendicarsi, dapprima nel pensiero, provandone piacere, come nei sogni.
- La mancanza di rispetto è l’effetto di un’opinione negativa su qualcosa che ci appare privo di valore. Questo provoca disprezzo, dispetto, insolenza. Sono forme di ostacolo poste di fronte ai disegni di un’altra persona, per impedire che l’altro ottenga qualcosa, e non per ottenere vantaggi personali.
- Nell’insolentire, l’insolente prova piacere, poiché crede, facendo del male agli altri, di risultare esso stesso superiore. E’ questo il motivo per cui i giovani e i ricchi sono facili all’insolenza: credono, essendo insolenti, di essere superiori. Nell’insolenza rientra l’oltraggio, e chi è oltraggioso offende, in quanto ritiene che ciò che è privo di valore non meriti rispetto, sia nel bene che nel male.
- Talvolta un uomo pensa di dover essere tenuto in considerazione da chi è ritenuto inferiore per nascita, per potenza, per virtù. Si adira a causa della sua presunta superiorità. Talvolta l’ira nasce quando ci mancano di rispetto coloro a cui si è fatto o si sta facendo del bene.
- Essere miti vuol dire reprimere e abbandonare l’ira. Ci si adira con chi offende e non ci si adira con chi ammette la propria mancanza o la propria colpa. Siamo miti con chi non è oltraggioso, derisore, offensivo, oppure con le persone oneste. Inoltre non si adira chi teme o rispetta qualcuno. Non è infatti possibile temere, rispettare e adirarsi nello stesso tempo.
- L’impudenza è negare ciò che è palese. E’ una mancanza di rispetto e rivela disprezzo.
- Si può eliminare l’ira, dimostrando che la persona oggetto d’ira è temibile, o degna di rispetto, o che ha agito involontariamente, o che ha agito per una volontà di bene, o che soffre per quanto ha fatto.
- Il comunicatore deve produrre nel pubblico, per essere efficace, uno stato d’animo orientato alle conclusioni da lui desiderate.
- Si amano le persone che amano davvero i loro amici e non gli abbandonano: perché tra le persone di valore gli uomini amano soprattutto quelle che sanno essere buoni amici, che non mentono, che ammettono i propri difetti, che non incutono timore, nelle quali si ha fiducia, perché nessuno è amico di una persona temuta.
- Comportamenti non degni di un essere umano, che creano inimicizia e odio sono: ira, dispetto, calunnia, desiderio di procurare sofferenza, mortificazione, ansia di superiorità, stoltezza, menzogna, opportunismo, doppiogiochismo, mancanza di parola data, odio, mancanza di compassione e carità, essere al servizio dei potenti disonesti per tornaconto.
(Fortunatamente esistono anche i potenti onesti e che si comportano come amici ndr).
- Pertanto i veri amici sono coloro che agiscono al contrario in tutto ciò che genera inimicizia e che è stato prima indicato.
- Il timore è una forma di sofferenza che deriva dalla considerazione del male che una persona non amica può farci, con atti di ingiustizia e di proposito, secondo i propri cattivi sentimenti.
- Spesso gli uomini sono schiavi del guadagno e vili nel pericolo.
- Il coraggio è il contrario della paura (deriva da una intima sicurezza per uno scopo nobile, onesto e superiore, scoperto prima di tutto nella propria coscienza, come fonte di verità, ndr).
- La vergogna è una forma di sofferenza per azioni colpevoli presenti, passate o future, che portano disonore.
- L’impudenza è una forma di disprezzo e di indifferenza nei confronti delle stesse cose.
- Vergognosa è anche l’intemperanza ma anche il sopportare senza difendersi per viltà.
- Il favore è un servizio compiuto a vantaggio di chi ne ha bisogno, non in cambio di qualcosa ma soltanto in funzione della persona che lo riceve.
- La pietà è una forma di sofferenza di fronte alla visione di un male che ricade su di una persona che non lo merita.
- Lo sdegno è un’emozione che si prova nel trovarsi di fronte a fortune immeritate, poiché è ingiusto ciò che accade contro il merito individuale.
- L’invidia è una forma di sofferenza che sconvolge l’animo, per un desiderio contrario alla felicità di una persona della quale vogliamo appropriarci per un desiderio emotivo, negativo e non controllato dalla nostra temperanza.
- Le persone arricchite da poco destano l’invidia più di quelle ricche da tanto tempo e di famiglia, e lo stesso vale per le cariche pubbliche, il potere, le amicizie e per gli altri beni.
- L’emulazione è una forma di sofferenza che deriva dal constatare in altre persone la presenza di beni che anche noi vorremmo possedere. Rispetto all’invidia è un sentimento onesto mentre l’invidia è un sentimento spregevole. L’emulazione porta a realizzare un bene. L’invidia ad impedire che un’altra persona realizzi un bene o lo mantenga.
- I beni oggetto di emulazione da parte di uomini onesti sono: il coraggio, la sapienza, l’autorità e tutti quei beni che sono in molti ad ammirare e dei quali i poeti e i prosatori compongono lodi ed encomi.
- Gli uomini onesti disprezzano i mali opposti ai beni oggetto di emulazione.
- Gli anziani sanno per esperienza quanto sia difficile acquistare e facile perdere.
- Poiché tutti approvano i discorsi che si adattano al loro carattere e alle persone a loro simili, non è difficile scorgere in quale modo gli oratori si dovranno servire dei discorsi per apparire di un certo carattere.
- Il carattere di un uomo ricco spesso è il carattere di uno sciocco fortunato.
- Le ingiustizie che i ricchi commettono non derivano da cattiveria ma a volte da arroganza, a volte da intemperanza, come, ad esempio, i maltrattamenti e l’adulterio.
- I potenti sono più ambiziosi e di carattere più virile dei ricchi, poiché aspirano ad azioni che hanno possibilità di compiere in virtù della loro potenza. Se commettono ingiustizia, non lo fanno in piccolo ma in grande.
- Se di qualcosa è possibile la fine, è possibile anche l’inizio, perché tutto deriva da un inizio.
- Per l’uso pratico, i particolari sono più importanti degli universali. E questo basti a proposito del possibile e dell’impossibile.
Libro terzo: lo stile e la disposizione delle parti del discorso.
- Tre sono gli aspetti cui è necessario rivolgere l’attenzione a proposito del discorso (messaggio ndr): in primo luogo alle fonti dalle quali si ricaveranno le argomentazioni, in secondo luogo allo stile, in terzo luogo al modo in cui si devono disporre le parti del discorso.
- Tutti gli uomini vengono persuasi o perché provano una certa emozione, o perché ritengono che l’oratore sia di un certo tipo, o perché qualcosa viene dimostrato.
- Non basta possedere gli argomenti che si devono esporre, ma è anche necessario esporli nel modo appropriato.
- La cura della recitazione è un fatto di grandissima efficacia. Riguarda la voce e ilo modo che devono essere usate per esprimere ciascuna emozione.
- Talvolta gli attori sono più importanti dei poeti, a causa della decadenza delle forme di governo.
- Poiché l’intera attività della retorica riguarda l’opinione, si deve prestare attenzione alla recitazione non perché sia giusto, ma perché è necessario.
- La recitazione possiede grande efficacia, a causa della corruzione dell’uditorio.
- Si deve rendere esotico il linguaggio, perché gli uomini ammirano ciò che è lontano e provano piacere da ciò che provoca meraviglia.
- Le parole che determinano in noi un apprendimento, sono le più piacevoli.
- Le metafore più popolari sono quelle per analogia (es. la gioventù scomparsa dalla città era come se qualcuno avesse privato l’anno della primavera).
- A ogni genere di oratoria si adatta una diversa forma di stile. (scritto, pronunciato, ecc.).
- Gli uomini prestano attenzione alle cose grandi, a quelle che li riguardano, a quelle che destano stupore, a quelle piacevoli. E’ pertanto necessario generare l’idea che il discorso riguardi cose di questo genere.
- Suscitare l’attenzione degli ascoltatori è una caratteristica comune. All’inizio l’attenzione è massima per sua natura.
- Viene assurdamente detto che la narrazione deve essere rapida. La proprietà consiste in realtà nella misura giusta a determinare la chiarezza.
- Le argomentazioni devono essere dimostrative.
Ndr: poiché l’essere umano é unitario, un messaggio completo dovrà indirizzarsi contemporaneamente, per essere persuasivo e per generare opinioni positive, a tutte le componenti della psiche umana, ovvero alla sfera dell’emozione, della ragione, e dell’etica.