Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Paolo Pugni, “Lavoro e responsabilità”

Lavoro e responsabilità di Paolo Pugni – Edizioni ARES

Sintesi di Marzio Bonferroni -

  • Non è possibile pensare ad un’attività professionale, e anche a un’intera esistenza, se non focalizzata ad ogni singola persona.
  • L’uomo deve avere sempre la priorità sul lavoro che svolge: il lavoro è per l’uomo, e non il contrario. La risorsa umana assume oggi un rilievo determinante, riconquistando la centralità che gli anni del boom economico avevano cancellato.
  • Oggi la reputazione di un marchio vale oltre il 40% della capitalizzazione di una società.
  • La morale è necessaria allo stesso svolgersi dell’attività di impresa; lungi dal danneggiarla, migliora, nel lungo periodo, il suo stesso andamento (Amartya Sen – premio Nobel).
  • Il capitalismo è possibile solo su di una rigorosa base etica.
  • Il leader delle imprese del terzo millennio dovrà essere in grado di creare un sistema culturale e di valori basato sui principi e sul dialogo, nonché su di un continuo interscambio di informazioni.
  • La nuova leadership deve essere sobria, spirituale, stimolante, e fondata sull’autodominio.
  • Non è possibile essere innovativi ed efficaci, se si è sempre alla mercé delle proprie passioni. (Klaus-Peter Gushurst)
  • In una realtà fortemente caratterizzata dall’high tech, il cliente esige inconsciamente high touch, ovvero alto contatto umano, relazione di qualità.
  • Occorre spostare il focus dalla tecnologia alla cultura della qualità, basata sulla dimensione umana, sulla capacità di intuire e soddisfare il bisogno dell’altro.
  • E’ ritornato ad essere l’uomo il vantaggio competitivo delle imprese.
  • Una vision per essere tale oggi deve esprimere una grande carica energetica e nello stesso tempo etica. Dunque una carica energ-etica che possa attrarre chi lavora in azienda, intorno a un sogno realizzabile.
  • Vi sono oggi imprese che ottengono grandi risultati con ordinary people, grazie alla formazione e alla valorizzazione, nella spinta verso una comune visione.
  • Il successo di un’impresa non è dato dalla presenza di grandi campioni, che magari non riescono a giocare insieme, quanto alla capacità di raccogliere le proprie risorse intorno a un’idea forte, a valori forti, a un’etica che valorizzi ogni singolo individuo riconoscendo in esso una persona capace di offrire un contribut5o per il successo dell’impresa.
  • E’ importante individuare le aree di crescita e i punti di forza di ogni singola risorsa, tenendo conto non solo dei talenti ma anche dei comportamenti, delle potenzialità e dei valori di base.
  • Per rispondere alle nuove sfide del mercato, ci vogliono oggi persone capaci di esprimere valori molto diversi da quelli che hanno caratterizzato la seconda parte del XX secolo: ci vuole in sintesi una sensibilità personale che affonda le sue radici nel concetto e nelle pratiche dell’etica umana classica.
  • Occorrono uomini preparati sia tecnicamente che eticamente, per vincere le sfide che richiedono per la comunità valori totali. Non solo capacità concettuali e ideative, non solo capacità esecutive. Indispensabile alla nuova impresa complessa è il riconoscimento e la valorizzazione delle istanze etiche degli individui, per uno sviluppo dell’impresa da considerare serbatoio e cantiere di valore per tutti. Per un valore totale, per un’organizzazione complessa, non possono servire se non uomini completi, uomini etici, in continua evoluzione positiva.
  • E’ necessario un salto di paradigma. Nuovi valori, nuovi principi, nuove linee guida: questo è ciò che occorre per affrontare la realtà del lavoro in modo completamente nuovo, che in realtà riporti ad alcune leggi eterne che governano l’uomo e l’universo.
  • Oggi si deve essere  nel lavoro tutti in grado di offrire soluzioni concrete e al più alto livello qualitativo. Sempre, se possibile.
  • Un impresa in ultima analisi dispone di un vantaggio competitivo se è in grado di soddisfare i propri clienti meglio dei concorrenti.
  • La complessità del lavoro di oggi, la perdita di riferimenti chiari, la continua erosione dei valori tradizionali, ha influito su ognuno di noi privandoci spesso delle qualità umane di base, ovvero delle virtù richieste per essere prima di tutto una buona persona, e poi un buon lavoratore, un buon dirigente, un buon capo.
  • Le difficoltà di comunicazione interpersonale, il guardare soltanto a se stessi, l’obiettivo primario della propria realizzazione, sembra dover implicare necessariamente la negazione e in alcuni casi la distruzione degli altri.
  • Le generazioni più giovani sembrano in molti casi incapaci di fare forti sacrifici per ottenere risultati importanti. Si cerca spesso il piacere istantaneo e quando questo non arriva più, si tende a “cambiare canale” con un semplice click.
  • Alcuni atteggiamenti e comportamenti possono distruggere del tutto il clima di collaborazione in azienda. Ottenuti da inchieste svolte in molte aziende, possiamo riassumerli come segue:
  1. fare il minimo indispensabile
  2. non prestare aiuto ai colleghi
  3. non rispettare la parola data
  4. danneggiare i clienti
  5. stabilire rapporti negativi con i fornitori
  6. non comunicare
  7. non trasmettere informazioni
  8. trasmettere informazioni sbagliate
  9. concentrarsi soltanto sul proprio lavoro
  10. essere scostanti nelle relazioni
  11. sparlare dei colleghi in azienda e fuori
  12. mettere in cattiva luce la propria azienda con clienti e fornitori
  13. avere pregiudizi sugli altri
  14. svolgere con sufficienza i lavori che servono ad altri
  15. non fare del nostro meglio
  16. non rispettare le scadenze
  17. non rispettare le persone
  18. non rispondere ai messaggi e-mail
  19. negarsi al telefono
  20. non richiamare chi ci cerca
  21. mentire con consapevolezza
  22. gioire delle sfortune dei colleghi e provocarle
  23. considerare sempre prioritario il proprio lavoro
  24. essere invidiosi
  25. scaricare sugli altri la propria insoddisfazione e nevrosi accumulata
  26. essere menefreghisti
  27. mancare di senso di responsabilità
  28. essere gelosi e possessivi riguardo al proprio lavoro
  29. non saper delegare
  30. voler essere sempre protagonisti
  31. essere incapaci di ascoltare con attenzione
  32. avere pregiudizi
  33. essere presuntuosi
  34. non considerare elementi negativi come propri, ma soltanto riferirli ad altri
  35. non saper motivare o ri-motivare le persone
  • Il ritmo del lavoro imposto da obiettivi a brevissimo termine, genera ansia,aggressività come autodifesa e stress.
  • La mancanza di relazioni positive determina in tempi più o meno lunghi una grave perdita di speranza e uno stato di demotivazione nella persona, che tenderà a diventare soggetto passivo.
  • Per quanto desideri comunicare una determinata cosa, non è l’intenzione a determinare il risultato della comunicazione, bensì la percezione che del mio messaggio ha il ricevente.
  • Alcune regole per realizzare una comunicazione interpersonale positiva:
  1. l’interlocutore è una persona che merita massima attenzione, e che occorre tentare in ogni modo di capire.
  2. occorre concentrarsi sui fatti e non sulla percezione emotiva e superficiale.
  3. trasmettere stima e fiducia permette che l’interlocutore mantenga stima e fiducia per chi comunica.
  4. non avere pregiudizi.
  5. guidare la comunicazione con l’iniziativa e con l’esempio.
  • Una relazione che si estrinsechi in rapporto di reciproca fiducia, si costruisce attraverso alcuni fondamentali passaggi:

-       il feeling

-       il rispetto

-       la stima

-       la fiducia

-       la sensibilità

-       il valore aggiunto

  • Trascurare la dimensione umana in una relazione professionale, a lungo andare produce non solo il fallimento della relazione umana, ma anche il sicuro fallimento della relazione professionale. (Daniel Goleman – psicologo).
  • Solo chi ha uno scopo per lavorare è capace di impegnarsi a fondo.
  • Abraham Maslov, considerato il padre della psicologia del lavoro, identifica cinque bisogni fondamentali in una piramide di valori. Dal basso all’alto: bisogni fisiologici, bisogni di sicurezza, bisogni di appartenenza, bisogni di stima, bisogni di autorealizzazione. Il bisogno di autorealizzazione corrisponde al desiderio di ottenere la stima di sé stessi, come massimo risultato.
  • Gli ultimi tre bisogni non sono mai soddisfatti.
  • Compito fondamentale del leader è di far scoprire ai collaboratori il senso del loro lavoro.
  • Empatia significa comprensione profonda di una persona, del suo mondo soggettivo, partecipando alla sua esperienza in tutta la profondità consentita alla comunicazione verbale e non verbale, senza lasciarsi fuorviare dalle emozioni. Rappresenta la possibilità di entrare in una vera relazione, in un vero contatto con gli altri.
  • Compito di un leader è trasmettere valori, rappresentando la guida credibile e il portatore concreto dei valori che trasmette. In questo senso vita professionale e vita privata rappresentano un’unità imprescindibile.
  • I collaboratori sono da scegliere non soltanto per le loro capacità tecniche, ma anche per i loro atteggiamenti, comportamenti e valori personali, che devono essere in piena sintonia con quelli aziendali.
  • I problemi nelle aziende nascono proprio dalla diffusa opinione che i collaboratori abbiano ad ogni livello una serie di principi etici nella vita personale e una diversa serie di principi etici in azienda.
  • E’ difficile credere a un padre irascibile che tratti i collaboratori con delicatezza e responsabilità.
  • Dunque non si può essere buoni manager se non si è buone persone. Il criterio chiave è dunque la coerenza nella vita.
  • L’uomo nell’agire non solo compie azioni buone o cattive, ma, realizzandole, rende sé stesso buono o cattivo.
  • Una persona per applicare i suoi talenti, ha bisogno di essere motivata.
  • Prima di fare qualità bisogna essere qualità. Per questo occorre agire sulla dimensione cognitiva e anche su quella comportamentale.
  • La relazione è ciò che sembra dare oggi più senso al proprio lavoro, ed è proprio il fattore relazionale che emerge con prepotenza per ridefinire il significato profondo del lavoro.
  • Le relazioni di lavoro possono favorire chi lavora nell’esprimere il meglio di sé con contenuti di inventività e imprenditorialità.
  • Dialogo, confronto, comunicazione, comprensione, appaiono concetti e strumenti imprescindibili. L’impresa deve essere un luogo in cui le persone possano creare e condividere gli stessi significati, trovare un senso ai propri destini collettivi e individuali, in un clima di reciproca fiducia.
  • La vera professionalità non implica affatto la rinuncia alla dimensione umana, ma anzi è esaltata proprio da questa.
  • Il nuovo leader dovrà dimostrare di essere dotato di spiccate sensibilità personali, insieme al gusto e alla conoscenza delle espressioni etiche, culturali e artistiche, che sono patrimonio dell’umanità.