Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

I professionisti e la Human Satisfaction – Nesci

Inviato da unioneadc il 19 febbraio 2012

 

Continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi. Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

Katia Nesci si occupa di progettazione di processi partecipativi. Ha lavorato in produzione cinematografica e come account nell’advertising tradizionale: Si è laureata con lode al Dams di Bologna con una tesi sull’educazione all’immagine attraverso la cinematografia e continua a seguire con interesse l’evoluzione dello spettatore.

1. L’evoluzione del consumatore in persona-cliente.

Ormai è opinione comune che la persona-cliente non ami più sentirsi trattare da semplice “consumatore” e che negli ultimi anni sia cambiato, diventando più maturo, critico e consapevole con i suoi comportamenti e atteggiamenti, di fatto ribaltando molte delle ipotesi di base del marketing di marca. In quali modi secondo Lei le imprese hanno preso atto del cambiamento, e come si sono mosse per comprendere questo nuovo soggetto e per venire incontro alle nuove esigenze?

In Italia sono poche le imprese che hanno preso coscienza di questo grosso cambiamento e del fatto che il prodotto per non essere totalmente surclassato dalle economie non occidentali deve trasformasi in servizio offerto all’utente. E’ solo il prodotto che offre il servizio a poter essere collocato in una zona di appetibilità e non saturazione. E il servizio può e deve diventare la materia della comunicazione dell’impresa. Un esempio può essere la policy di servizio per la famiglia dell’azienda Barilla, coerente con la storia del brand, ben declinata su tutti i media e ulteriormente sviluppabile per esempio con attività di welfare sostitutivo. A livello mondiale invece l’esempio più calzante mi sembra Apple, nonostante le forti critiche sulla RSI.

 

2. La comunicazione strategica da monologo a dialogo, relazione, fidelizzazione.

Il metodo creativo della comunicazione-monologo basata essenzialmente sull’emozionalità troppo spesso fine a se stessa, con obiettivi di semplice attenzionalità e notorietà, viene considerato da molte imprese obsoleto e da riprogettare. Molte imprese innovative stanno vedendo la necessità di passare a una comunicazione-dialogo relazionale, fidelizzante e soprattutto misurabile, come nuova leva strategica e di management. Come vede questa tendenza?

Non solo la comunicazione emozionale ma anche quella “corretta” che descrive le verità del prodotto è ormai anacronistica. C’è un sovraffolamento di prodotti e non è l’annuncio accattivante e ben confezionato a fare la differenza. Inoltre la pubblicità viene spesso percepita dall’attuale utente medio come attività vana e come spreco. Se la nuova comunicazione offrisse invece dei servizi all’utente per promuovere il prodotto e il brand, allora si potremmo parlare di nuovo di fidelizzazione,

 

3. La rivalutazione della strategia di comunicazione nella centralità della persona-cliente.

I limiti dei normali approcci nella comunicazione e nei media rispetto al nuovo soggetto di comunicazione, e i ritorni ormai non più adeguati rispetto agli investimenti richiesti, hanno portato a rivalutare il ruolo della strategia di comunicazione, come nuova disciplina che permetta di coordinare le esigenze dell’impresa con le nuove esigenze della persona che decide l’atto di acquisto, attraverso approcci nuovi e al passo con i tempi (es. costruzioni di comunità di marca, etc). Tuttavia si rileva tutti i giorni come il focus delle agenzie continui ad essere quello improntato sul messaggio creativo-monologo, salvo pochissime eccezioni, e sull’uso dei media tradizionali. Come stanno gestendo le imprese questa contraddizione?

Trovo che non ci sia ancora una fase di gestione del problema da parte delle imprese, piuttosto una reazione quasi istintiva, quella di assottigliare sempre più i budget di comunicazione e di frammentarli su tutti i media alla ricerca di questo nuovo e falso mito dell’integrazione. Ci può essere tutta l’integrazione che vogliamo ma se, come esigono i tempi, non si cambiano i fondamentali il problema permane.

 

4. La nuova tendenza alla human satisfaction per la soddisfazione delle necessità emozionali-razionali-etiche.

Da qualche tempo si parla di un nuovo approccio per comunicare non tanto e non solo al “consumatore” e alla sua soddisfazione in quanto tale (customer satisfaction), quanto alla persona-cliente integrale, e alla necessità per la marca di relazionarsi pensando alle sue necessità più complesse che riguardano non solo il campo emozionale ma anche il campo razionale ed etico della persona (human satisfaction). Lei come vede questo approccio?

Penso che offrire dei servizi oltre che il racconto del “prodotto” sia l’approccio più coerente con il momento storico che stiamo vivendo. E la comunicazione così concepita potrebbe essere la chiave di volta per aggiornare l’intero sistema consumo, non più dall’azienda al consumatore ma fili incrociati in una rete estesa di possibilità di scambio.

 

5. Altre considerazioni.

Quali altre considerazioni vuole esprimere per rendere più efficace la comunicazione d’impresa e di brand?

Urge esplorare la sfera della condivisione che è la nuova evoluzione dell’”antico” consumo.

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Gli imprenditori e la Human Satisfaction: Banca Monte dei Paschi di Siena

Inviato da unioneadc il 16 maggio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel volume in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi. Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

 

MPS – David Rossi

Responsabile area comunicazione

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Gli imprenditori sulla Human Satisfaction: Averna

Inviato da unioneadc il 19 febbraio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste  a imprenditori e manager sul tema  comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

AVERNA – Luisa Polizzi Averna

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Gli imprenditori sulla Human Satisfaction: Amplifon

Inviato da unioneadc il 16 febbraio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste  a imprenditori e manager sul tema  comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

AMPLIFON – Daniela Cantale

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Gli imprenditori sulla Human Satisfaction: Alliance Boots

Inviato da unioneadc il 13 febbraio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)”
di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste  a imprenditori e manager sul tema  comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

ALLIANCE BOOTS – Ornella Barra

Chief Executive, Pharmaceutical Wholesale Division, Alliance Boots

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Gli imprenditori sulla Human Satisfaction: Aboca

Inviato da unioneadc il 10 febbraio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro di Marzio Bonferroni “La comunicazione d’impresa otre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca”, edito da Tecniche Nuove e in distribuzione nazionale dai primi di maggio, iniziamo in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, una selezione di interviste con grandi imprenditori e manager, sul tema  comunicazione d’impresa, considerato nelle imprese di successo con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in lenta ma progressiva evoluzione da monologo ripetitivo e quasi sempre senza contenuti di valore per i diversi pubblici interni ed esterni, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà.

Qui sotto il primo intervistato:

ABOCA – Valentino Mercati

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In Cattolica il metodo di misurazione della Human Satisfaction e il Fiuggi Family Festival

Inviato da unioneadc il 4 febbraio 2011

g.r. – La Human Satisfaction non è soltanto una nuova visione, ma un termine di paragone accertabile e misurabile sia nelle intenzioni di acquisto dei clienti sia in strategie e media che ne rispecchino le componenti. Questi, in grande sintesi, i temi dell’incontro per imprenditori e manager, organizzato da UniOne insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore, svoltosi giovedì 13.1.2011  in un’aula dell’ateneo. La prima parte dell’incontro – al quale hanno partecipato imprenditori, manager e giornalisti – è stata riservata alla descrizione, con esempi, del modello Human Satisfaction Measurement, generato da UniOne. La dott. Silvia Carloni, titolare di Research Management, consulente UniOne, e il dott. Tommaso Pronunzio, presidente di Ales Research, che hanno collaborato alla produzione del modello, hanno presentato in dettaglio la ricerca che, affiancando un’indagine sui benefit emozionali ed etici, ai tradizionali item funzionali indagati dalla costumer satisfaction, raggiunge un risultato finora mai ottenuto: una vera e propria mappa tridimensionale delle necessità (emozionali, razionali, etiche) che le persone/clienti coltivano rispetto all’acquisto di un particolare brand. Si possono in altre parole conoscere e accertare i gap tra le qualità e le offerte della marca e i bisogni del pubblico attuale e potenziale.
Lo Human Satisfaction Measurement è stato presentato con una dimostrazione pratica (un questionario compilato “in diretta”, che ha evidenziato le caratteristiche di un’intervista che, nel corso di trenta minuti, coglie con impressionante dettaglio aspetti della personalità che normalmente restano celati a qualsiasi indagine diretta. Inoltre sono stati mostrati alcuni case history a conferma dell’efficacia di questo approccio che, con alcune centinaia di interviste, offre alle imprese una prospettiva molto nitida sui pubblici e sugli stakeholder della marca.

Marzio Bonferroni, fondatore e presidente di UniOne, ha mostrato come siano preziosi i risultati della misurazione delle necessità degli stakeholder, soprattutto se inquadrati nel contesto di una strategia di comunicazione che sappia raccoglierne le conclusioni e inquadrarle in un processo multidisciplinare, dalla strategia, ai contenuti, ai messaggi, fino ad una completa architettura di comunicazione.

La seconda parte dell’incontro è stata invece dedicata al Fiuggi Family Festival (www.fiuggifamilyfestival.org), una iniziativa che ben si sposa ai criteri della human satisfaction: si tratta infatti di un festival cinematografico – che giunge alla quarta edizione – dedicato a evidenziare la figura e il ruolo della famiglia in pellicole provenienti da tutto il mondo, e a discutere anche con le immagini sul ruolo centrale del nucleo familiare dal punto di vista civile, sociale, economico, culturale. Al tempo stesso il Family Festival è una vacanza per famiglie (si svolge nell’ultima settimana di luglio) in cui a tutti i loro membri è data un’opportunità di riposare, divertirsi, interessarsi a tematiche rilevanti. Non mancano infatti incontri, convegni, laboratori per ragazzi e per adulti (videogiochi, economia domestica, adozioni, confronto tra generazioni ecc.).

UniOne consiglia il Fiuggi Family Festival come medium particolarmente adeguato alle imprese che vogliano offrire di sé un’immagine socialmente qualificata. Infatti da un lato offre alle strategie di comunicazione un pubblico vasto e selezionato (25mila presenze all’edizione 2010), e dall’altro affianca l’immagine delle imprese a un contesto di essenziale rilevanza qual è quello della famiglia eticamente attenta ai valori della comunicazione e presumibilmente anche alla qualità dei prodotti e dei servizi.

L’incontro in Cattolica è stato presentato dal prof. Armando Fumagalli, ordinario di Semiotica e presidente del comitato scientifico del Fiuggi Family Festival, il quale ha anche descritto Almed (almed.unicatt.it), alta scuola d’impresa con cui l’Università attua programmi culturali in costante contatto con aziende italiane.

UniOne è a disposizione di quanti desiderino maggiori informazioni sulla Human Satisfaction Measurement e sul Fiuggi Family Festival (in questo caso anche per valutare proposte e modalità di sponsorizzazioni e patrocinii).

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Green Wash: false e vere vie all'economia sostenibile – 4 (fine)

Inviato da unioneadc il 25 gennaio 2011

rdl – Uno strumento alla portata delle imprese per misurare l’efficacia delle proprie pubblicità con annessi i rischi di Green-Wash è un progetto originale della fondazione P.L.E.F. (PlanetLife Economy Foundation, www.plef.it) che, tramite un panel di 40 studenti della Facoltà di Economia e Marketing dell’Università di Milano Bicocca, valuta, grazie a specifiche schede, l’impatto e la reale efficacia delle campagne pubblicitarie puntualizzando opportunamente la posizione dell’impresa in merito ai rischi di Green-Wash.
Il progetto PLECAM -Planet Life Economy Communication Appraisal Model – è quindi un mezzo valido, riconosciuto e autorevole che, partendo dall’esistenza del fenomeno, lo studia a fondo per rendere coscienti le imprese della loro situazione.

L’esaltazione di virtù etiche e sostenibili da parte delle aziende può rappresentare un mezzo rapido e poco costoso per ottenere dei ricavi maggiori in un periodo breve. Fuorviare le menti dei consumatori con dei messaggi apparentemente positivi è infatti un’operazione relativamente facile per le multinazionali di oggi.
Analizzando il tutto con un’adeguata lungimiranza ci si accorge però che il rischio è molto più ampio del guadagno. Bastano, infatti, pochi accorgimenti per supporre che una campagna pubblicitaria nasconda un messaggio subliminale ben specifico, diverso da quello principale. Il rischio per le aziende è perciò quello di perdere la fiducia dei clienti, che volteranno così le spalle a determinati prodotti, intralciando il progresso aziendale.
L’altra faccia della medaglia è quindi molto più reale dell’effimero messaggio esposto nelle campagne Green-Wash: oltre una perdita di fiducia da parte dei clienti si incorre in una minimizzazione della Sostenibilità che porterà poi a frenare anche quelle aziende che operano davvero verso un nuovo mondo sostenibile.

Rino DI Loreto

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Kotler: qual è la vera responsabilità sociale

Inviato da unioneadc il 21 gennaio 2011

“Come possono fare le imprese per integrare i valori nel loro modello di business? Richard Barrett ha scoperto che le imprese possono articolarsi su tre livelli di spiritualità che richiamano quelli dei singoli esseri umani: per esempio, la motivazione spirituale di un essere umano può essere adattata alle missioni, alle visioni e ai valori aziendali. Sono però sotto gli occhi di tutti imprese che dichiarano apertamente i propri valori di responsabilità sociale senza tuttavia applicarli concretamente nelle loro attività, e molte altre che intraprendono iniziative socialmente responsabili, ma come mero espedienta di  pubbliche relazioni. Al Marketing 3.0 non interesssano le pubbliche relazioni intese in questo senso: esso riguarda le imprese che intendono integrare profondamente i valori nella propria cultura”.

Questo è Philiph Kotler DOC, nel suo più recente libro “Marketing 3.0″ (trad. it. Il SOle 24 Ore, 2010, p.30)

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Green Wash: false e vere vie all'economia sostenibile – 3

Inviato da unioneadc il 21 gennaio 2011

rdl – Un acquirente, consapevole dell’esistenza di questo fenomeno, può, grazie a piccoli accorgimenti, analizzare se un’impresa adotta politiche di Green-Wash nelle proprie campagne pubblicitarie. Vediamo come:
1.Una campagna pubblicitaria che mette in risalto una singola caratteristica del prodotto distoglie l’attenzione dall’insieme offerto; sarebbe corretto invece correlare la campagna alle reali politiche aziendali.
2.Negare informazioni circa un concetto espresso non è sempre una gratuita omissione. Soprattutto se la tesi evoca temi green essa va supportata e argomentata adeguatamente fornendo dati quantitativi verificabili.
3. Aziende che “autocertificano” le proprie credenziali green di certo incorrono in un concreto rischio di Green-Wash.
4. Un’impresa che enfatizza iniziative green irrilevanti tenta di far apparire sostenibile la situazione complessiva dell’impresa, che magari, al suo interno, ha una struttura completamente opposta.
5. Spot o campagne stampa che distolgono l’attenzione dal prodotto principale tramite elementi grafici green comunicano o richiamano una sostenibilità di fatto inesistente, che spesso riesce a penetrare la mente del consumatore fino a renderlo cosciente di un acquisto “sostenibile”.
Facendo attenzione a questi particolari si può combattere una tendenza che vorrebbe oscurare il tema della Sostenibilità oltre che compromettere il rapporto di fiducia tra azienda e consumatore.

Rino Di Loreto

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