Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Squali e meduse nel marketing virale

Inviato da unioneadc il 3 maggio 2010

g.r. – Un addetto ai lavori mi ha candidamente confessato qual è il suo metodo abituale per incentivare i brand dei clienti sul web, nonché per farsi lautamente pagare da loro.

“Uso una delle mie identità fittizie”, ha spiegato. Ne ha inventate tante in giro per blog e social network,  ciascuna dettagliata e studiata per non contraddirla mai, come un personaggio coerente che ha gusti, preferenze, opinioni e antipatie. Ha un vero e proprio “libro dei personaggi” come gli sceneggiatori delle fiction. C’è l’impiegato secchione, la casalinga disperata, la rampante liftata, la mamma preoccupata eccetera.

Quando gli affidano un incarico, sceglie il personaggio o i personaggi più adeguati. Poniamo che debba promuovere l’automobile X. Va in un blog o un forum di appassionati di automobile e aspetta paziente come un pescatore con la lenza. A un certo punto qualcuno dirà pur qualcosa che si possa sfruttare. Per esempio: “La mia auto Y è bella, ma i freni non sono il meglio”. Lì piomba lui come un falco, con la sua identità già conosciuta da quelle parti. E interviene: “Sai che dicono che l’auto X è la migliore, non solo per i freni?”.

Altre volte il dialogo se lo fabbrica tutto da solo, facendo conversare o litigare due altre identità davanti a tutti. “Gridano” forte, in modo che tanti si incuriosiscano. E ficca al momento giusto il “consiglio per l’acquisto” mascherato da punto di vista personale. Che so, il tecnologo spinto che se ne esce con il modello W di ampli, la casalinga che disserta sul tonno in scatola Z.

Tutto normale, tutto spontaneo. Tutto fiction. E’ questo il panorama spontaneo e democratico della rete? Quanti squali predatori o almeno quante meduse urticanti sotto la superficie del mare che i naviganti solcano tranquilli?

Per carità, niente di stupefacente. Sappiamo come vanno queste cose. Ma una riflessione sulla differenza etica tra informazione e acquisto qualcuno dovrà pur farla prima o poi.

Frattanto beviamoci su. Io ho giusto in frigo una lattina di birra Y.

Giuseppe Romano

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Meryl Streep sa che cos'è un blog

Inviato da unioneadc il 8 marzo 2010

g.r. – Tra un sito e un blog passa la stessa differenza che c’è tra un telefono fisso e un cellulare. Nel primo caso, rispondendo diciamo “Pronto, chi parla?”, nel secondo “ciao, dove sei?”. Differenza enorme, che trasforma la nozione dello spazio e dell’identità.

I siti web – i “siti-vetrina” come ce ne sono tanti, concepiti per sciorinare le merci e le informazioni, con minime dosi di interattività e coinvolgimento del visitatore – sono sempre più una realtà riduttiva rispetto a ciò che si può esprimere nelle attuali condizioni della Rete. Spesso sono addirittura “siti-cripta”, in cui nulla cambia mai e tutto resta immobilizzato per sempre.

I blog, invece – i blog nei migliori esempi, quelli che non sono soltanto diari personali bensì fasci di connessioni tra persone e argomenti notevoli – organizzano la loro proposta secondo lo schema che usiamo nelle conversazioni tra persone: il post in risalto è l’ultimo inserito, a partire dal quale s’inizia l’esplorazione. Sotto restano gli altri, in ordine inverso di presentazione rispetto a quando sono stati scritti. E attorno, per aiutare con rapidità ed efficacia, stanno gli indici tematici e cronologici.

Chi vuole comunicare dovrebbe tenere ben presente questa prospettiva diversa e spesso più adeguata per dire ciò che si vuol dire. Nel blog l’identità del padrone di casa suona chiara all’interlocutore; dalle sue parole e dalla sua identità affermata nelle argomentazioni risaliremo al “dove sei”, alla posizione rispetto al mondo. Nei siti tradizionali, invece, alle proclamazioni di principio (“sono qui”) spesso non segue un’attestazione d’identità circostanziata e affabile. Il “chi parla?” nel sito resta dubbio, nebbioso, ed è un dato sconfortante se si pensa che i siti (aziendali, professionali, informativi, personali) vengono allestiti appunto per presentare se stessi.

Guardatevi “Julia & Julie”, film per il quale Meryl Streep ha rischiato di prendere il suo terzo Oscar. Parla di cucina, ma è anche un corso d’apprendimento per blogger dialoganti.

Giuseppe Romano

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Tre domande sulla HS a un'esperta di ricerche qualitative

Inviato da unioneadc il 3 marzo 2010

m.b. – Tre domande sulla HS a Silvia Manganelli, antropologa e dottore di ricerca in “Analisi dei cambiamenti culturali”. È senior partner in Eikon Europe, dove dirige il Dipartimento di Ricerche Qualitative. Svolge attività di analisi, ricerca e consulenza strategica nell’ambito delle Risorse Umane, Comunicazione Esterna, Interna e del Marketing, seguendo progetti per alcune tra le più importanti imprese italiane e internazionali.

In economia sono evidenti i disastri provocati dalle teorie incentrate sulla massimizzazione del profitto ed ispirate alla visione egoistica dell’homo oeconomicus. La Human Satisfaction è una reazione a tale filosofia nel settore della comunicazione e dell’economia d’impresa, e costituisce l’evoluzione della così detta customer satisfaction, per allargare la prospettiva della soddisfazione del consumatore a una più ampia visione umanistica, che consideri determinante non più la centralità dell’atto di consumo, ma la centralità dell’essere umano, al fine di  soddisfare in modo integrale le necessità emotive, razionali ed etiche dell’uomo. Il profitto diventa pertanto il giusto risultato della Human Satisfaction.

1. E’ d’accordo con questa visione?

Condivido pienamente l’impostazione e la filosofia di fondo che è alla base della Human Satisfaction. In futuro, la competitività delle imprese si giocherà sempre di più sulla capacità di mettere al centro le persone, intese come insiemi complessi e mutevoli di razionalità, emozioni e sistemi di valori. Avranno successo le aziende che sapranno cogliere questa complessità e che sapranno trovare risposte efficaci a bisogni sempre più sofisticati dei clienti attuali e potenziali. Leggi tutto »

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Living stories, Google & il New York Times

Inviato da unioneadc il 18 febbraio 2010

g.r. – Si chiama “Living stories” ed è un esperimento appena ultimato da Google insieme al New York Times. Da oggi diventa un sistema aperto e disponibile a chi voglia usarlo.

E’ – vedi qui per i dettagli e qui per una descrizione – esattamente quello che i giornali finora non avevano: un filo che corre di giorno in giorno, dal presente al passato, tra gli articoli successivi su uno stesso argomento. Li raccoglie e li presenta in sequenza, per chi voglia sapere “tutta la storia”.

E’ lo stile del blog applicato all’informazione ufficiale, l’intersezione tra lo spazio e il tempo.

Vedremo se e come sapranno adoperarlo gli editori. Con un piccolo dubbio: potremo fidarci davvero del concetto di “tutta la storia”? Ciò che manca nella Living story, infatti, è come se non fosse mai esistito. Inoltre Google, che ha già miscelato sapientemente informazioni e annunci pubblicitari, aprirà la via al mix di notizie e consigli travestiti da notizie?

Se son storie fioriranno.

Giuseppe Romano

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