Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Bric Countries, la terra promessa delle multinazionali – 5 (fine)

Inviato da unioneadc il 28 febbraio 2011

La “human satisfaction” come leva dello sviluppo

rdl – L’aspetto umano, la consapevolezza che il cliente deve essere inteso non solo per le sue doti di acquirente-consumatore ma soprattutto per quella parte etica e spirituale che lo contraddistingue, può rappresentare una soluzione pratica, innovativa e lungimirante, per lo sviluppo dell’impresa soprattutto se radicata in un mercato in grande espansione.

La creazione quindi di un modello economico in cui eticità, sostenibilità e umanità vengano considerate determinanti per la realtà imprenditoriale potrebbe portare, all’impresa in grado di applicarlo, un valore aggiunto notevole; customers e stakeholders saranno così attivamente inclusi in un sistema nel quale “il PROFITTO è considerato un premio del mercato..”, nel quale si limiteranno i gap tra domanda e offerta specifici per ogni impresa e nel quale le imprese oltre a raggiungere una certa quota di mercato potranno ambire ad ottenere una propria comunità di marca nel quale i consumatori VOLONTARIAMENTE si riconoscono.

Perché allora non applicare tale modello nei Paesi in cui il processo economico è in piena evoluzione? Perché non provare a creare questo stato di benessere lì dove non bisogna “convertire” ma solo “costruire”? Nello scenario europeo queste tematiche stanno riscuotendo notevole successo nelle menti manageriali, il processo applicativo è però un po’ più arduo in quanto si tratterebbe di convertire un modello già stabilmente integrato con il contesto sociale. Per quanto riguarda i Paesi in pieno sviluppo economico questo potrebbe garantire una mossa importante per rendere non solo l’impresa, ma l’intera società first mover di un processo innovativo e socialmente determinante.

Rino Di Loreto

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Bric Countries, la terra promessa delle multinazionali – 4

Inviato da unioneadc il 26 febbraio 2011

BRIC COUNTRIES – Il micro-clima Infosys (parte 2)

rdl – Entrambe le visioni enunciate nel post precedente possono risultare corrette se si analizza l’intero sistema secondo un’ottica basata sull’importanza capitalistica e materialistica dell’operato Infosys: enorme ricchezza, progetti formativi per i proprio dipendenti, lo status di “mito” nella propria nazione e la costituzione di un nome internazionale con un peso specifico notevole.

Proiettando però lo sguardo verso il futuro, quando l’intera economia indiana avrà raggiunto uno sviluppo tale da poter paragonare altre imprese alla Infosys, il ruolo da questa occupato potrà essere rappresentato da altri competitors, che forti dell’esempio osservato costruiranno simili strutture dove convoglieranno altri cittadini, altri dipendenti, altri studenti. Si otterrà così lo stesso scenario che l’attuale panorama occidentale presenta. Un numero finito di potenze dalle risorse finanziarie enormi in grado di strumentalizzare le volontà dei singoli per portare i propri introiti verso un livello massimo divergente a un valore non quantificabile.

Una visione totalmente immorale che porterà la società civile al collasso. Se però il tutto si analizza secondo una visione Sostenibile (e non si intende solo in ottica ambientale, ma anche etica e di provocazione di benessere collettivo) appare chiaro come il messaggio implicito dell’operato Infosys risulti poco consono e soprattutto poco lungimirante. Il vero valore aggiunto dell’impresa potrebbe essere la creazione di uno stato positivo nel quale la responsabilità d’impresa sia orientata al soddisfacimento dei bisogni dei singoli individui, tenendo conto del rispetto ambientale e della loro cultura.

Costruire il campus in maniera eco-compatibile, approfondire tali tematiche all’interno della propria area risorse umane, favorire e divulgare la reale posizione aziendale nell’intero panorama indiano favorirebbe la consapevolezza che tali tematiche sono di enorme rilevanza globale e, se venissero accolte dalla popolazione tramite adeguate politiche di marketing, si costituirebbe un enorme numero di cittadini involontariamente consapevoli.

E’ proprio da questo punto che parte il pensiero di uno sviluppo sostenibile: le grandi imprese, ricche di capitali e di potere nei confronti dei customers e dei dipendenti, dovrebbero cavalcare l’onda della lungimiranza piuttosto che quella della ricchezza, per poter mantenere la loro posizione più a lungo e ricoprire un ruolo socialmente utile.

Rino Di Loreto

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Bric Countries, la terra promessa delle multinazionali – 3

Inviato da unioneadc il 22 febbraio 2011

BRIC COUNTRIES – Il “micro-clima” Infosys (parte 1)

rdl – Cosa si intende per micro-clima? Per spiegare al meglio tale accezione può essere usato, in maniera semplificativa, l’esempio concreto promosso dalla Infosys, azienda indiana leader nella produzione di sistemi informatici telematici con sedi in tutto il mondo.

Entriamo così nel contesto indiano. Premettendo che la condizione socio-culturale ha ben poche similarità con quella occidentale, si focalizzerà l’attenzione sul business affrontato dalla suddetta azienda in un settore, quello dell’informatica, dove il mercato indiano è leader.

Cancelli invalicabili e strutture all’avanguardia, campi sportivi e aree relax sono le principali caratteristiche di un campus (Mysore, Karnataka, India) totalmente chiuso al pubblico nel quale la Infosys “culla” i propri dipendenti. L’azienda si fa infatti carico di un processo di maturazione che vede crescere i propri dipendenti dall’età scolastica fino alla maturazione lavorativa secondo uno stile dettato dall’impresa. In un contesto nel quale la cornice è rappresentata da una povertà disarmante, da una mancanza di educazione e da una rincorsa frenetica verso la ricerca di uno stile di vita migliore, dotarsi di uno strumento così forte e di grande impatto verso il quale convogliare le attenzioni internazionali può rappresentare un valore aggiunto notevole.

Definito appunto micro-clima l’intero sistema creato dall’azienda in questione, esso viene percepito in un duplice aspetto: agli occhi dei cittadini e degli addetti ai lavori la struttura intera appare come un limbo di ricchezza, benessere e positività per i più inarrivabile; viene identificata come la punta splendida e luminosa di un iceberg che nasconde al suo interno la più grande e smisurata povertà. Agli occhi invece di coloro che riescono ad entrarvi, attraversati i cancelli dell’immenso campus il panorama appare alquanto ambiguo e increscioso; il contesto nel quale è calata l’intera struttura lo presenta come una perla bianca in un mare di pece, si è sbalorditi da tanto sfarzo e dall’ostentamento dello status che con il tempo l’azienda ha ottenuto. Si ha perciò la visione e la sensazione di far parte di un sistema che cova un’organizzazione per la creazione di un“esercito” di dipendenti che si sentiranno sempre in debito nei confronti di un’azienda che è riuscita a migliorare la loro condizione sociale.

Rino Di Loreto

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BRIC COUNTRIES – La “terra promessa” delle multinazionali occidentali – 1

Inviato da unioneadc il 11 febbraio 2011

rdl – L’attuale scenario economico globale si sta sempre più arricchendo di un netto cambiamento di rotta da parte delle grandi multinazionali: i Paesi in via di sviluppo come Brasile, Russia, India e Cina stanno diventando terreno fertile per le imprese occidentali mosse dallo spirito del facile arricchimento.

Identificate con l’acronimo BRIC, tali nazioni stanno caratterizzando il panorama mondiale con i dati relativi ai loro tassi di sviluppo (positivi a fronte del trend globale), alla loro possibile forza lavoro, all’enorme quantità di risorse disponibili e alla determinante debolezza della moneta ivi corrente. Caratteristiche queste che rendono l’interesse mostrato dalle grandi aziende occidentali non solo in aumento, ma con grande possibilità di concretezza nell’attuazione di specifici progetti di sviluppo.

L’espansione globale, l’aumento notevole di profitti e la possibilità di assumere il ruolo di leader in mercati in via di sviluppo come quelli dei paesi BRIC rappresenta il fine ultimo delle decisioni di delocalizzazione e insediamento delle grandi aziende occidentali. In alcuni post su questo blog prenderemo in esame il contesto indiano analizzando come la realtà imprenditoriale di aziende non solo indiane potrebbe assumere un ruolo più che determinante nella creazione di uno “stato economico” evoluto: non più orientato al PROFITTO ma alla creazione di un sistema basato sul VALORE intrinseco nella cultura aziendale e nei corrispettivi bisogni della clientela. Vedremo come potrebbe essere inteso il concetto di sviluppo basandosi sulla concezione di un modello etico e sostenibile, a fronte del quadro globale delle principali variabili per lo sviluppo mondiale: risorse naturali, inquinamento, popolazione, alimenti e prodotto industriale.

Rino Di Loreto

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