Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Human Satisfaction: Assiteca e Chianti Classico

Inviato da unioneadc il 23 aprile 2012

E’ online il nuovo numero della rubrica che Marzio Bonferroni tiene sul mensile online “Business Community”. Viene analizzata la human satisfaction come viene realizzata nella prospettiva di due imprese: Assiteca e Chianti Classico.

Qui il link per leggere l’articolo.

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Le risposte all’inchiesta online sulla Human Satisfaction

Inviato da unioneadc il 20 marzo 2012

Qualche settimana fa abbiamo lanciato una sintetica inchiesta tra i lettori della newsletter sulla Human Satisfaction.

Diamo brevemente conto dei risultati, desunti da un centinaio di risposte firmate da imprenditori, manager e consulenti, tenendo conto che alcuni hanno dato più di una risposta a singole domande, mentre qualcuno non ha risposto ad alcune domande.

Ne risulta uno spaccato interessante dell’autoconsapevolezza del proprio operato da parte di chi fa impresa oggi in Italia, utile per qualche riflessione sui pregi e difetti attuali della comunicazione sotto la prospettiva di un possibile incremento della Human Satisfaction.

 

 

Domanda 1: Secondo Lei il processo di comunicazione nella Vostra impresa oggi è

- molto soddisfacente

Risposta: 0%

 

- soddisfacente ma migliorabile

Risposta: 80%

 

- ancorato ad abitudini e prassi che non rispondono pienamente al panorama odierno

Risposta: 20%

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Human satisfaction e social media

Inviato da unioneadc il 5 marzo 2012

(g.r.) Un libro interessante, acquistabile e leggibile anche come eBook (con un discreto risparmio, e il formato Kindle ha anche un lettore software scaricabile sul proprio pc, per chi non ha un tablet):

G, Di Fraia e altri,  Social Media marketing. Manuale di comunicazione aziendale, Hoepli 2011

E’ un volume che a firma di svariati autori, tutti molto competenti, ragiona sull’evoluzione dei marketing d’impresa, sospinta dalla crisi ma soprattutto dall’evoluzione “sociale” imposta dall’era digitale.

Contiene molta human satisfaction. Per esempio, ecco una citazione dal capitolo introduttivo di Guido di Fraia:

“Riconoscere la centralità del soggetto significa dunque per l’azienda uscire dai propri palazzi, superare i propri recinti per interessarsi “davvero” a ciò che egli dice e pensa, rispettandone i punti di vista come elementi di valore. Significa cercare di attivare un dialogo con lui in una forma totalmente diversa da quella “pubblicitaria” basata sull’interruption marketing (push, invasiva, una a molti e quant’altro), generando una comunicazione che rispetti i suoi tempi, e si avvii con il suo consenso (permission marketing)  e in relazione alle sue effettive necessità (informative, consulenziali e di assistenza pre, durante e post acquisto). Una comunicazione in grado di generare tra il soggetto e il brand quello stesso tipo di coinvolgimento affettivo e psicologico (engagement) che si produce quando due esseri umani si relazionano in maniera autentica”.

 

Centralità, sì, anche se qui manca la “terza dimensione” dell’etica, che è la sola capace di trasformare il consumatore in persona e di centralizzarlo davvero con le sue necessità.

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Una nuova rubrica su “Business community” dedicata alla Human Satisfaction

Inviato da unioneadc il 2 marzo 2012

A Marzio Bonferroni e a UniOne è stata affidata una rubrica mensile su Busines Community, periodico di nuova generazione diffuso essenzialmente nei tablet, e-phone e in altri newmedia:

http://www.businesscommunity.it/m/a.php?f=Febbraio2012/Un_nuovo_umanesimo_per_le_imprese

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I professionisti e la Human Satisfaction – Nesci

Inviato da unioneadc il 19 febbraio 2012

 

Continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi. Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

Katia Nesci si occupa di progettazione di processi partecipativi. Ha lavorato in produzione cinematografica e come account nell’advertising tradizionale: Si è laureata con lode al Dams di Bologna con una tesi sull’educazione all’immagine attraverso la cinematografia e continua a seguire con interesse l’evoluzione dello spettatore.

1. L’evoluzione del consumatore in persona-cliente.

Ormai è opinione comune che la persona-cliente non ami più sentirsi trattare da semplice “consumatore” e che negli ultimi anni sia cambiato, diventando più maturo, critico e consapevole con i suoi comportamenti e atteggiamenti, di fatto ribaltando molte delle ipotesi di base del marketing di marca. In quali modi secondo Lei le imprese hanno preso atto del cambiamento, e come si sono mosse per comprendere questo nuovo soggetto e per venire incontro alle nuove esigenze?

In Italia sono poche le imprese che hanno preso coscienza di questo grosso cambiamento e del fatto che il prodotto per non essere totalmente surclassato dalle economie non occidentali deve trasformasi in servizio offerto all’utente. E’ solo il prodotto che offre il servizio a poter essere collocato in una zona di appetibilità e non saturazione. E il servizio può e deve diventare la materia della comunicazione dell’impresa. Un esempio può essere la policy di servizio per la famiglia dell’azienda Barilla, coerente con la storia del brand, ben declinata su tutti i media e ulteriormente sviluppabile per esempio con attività di welfare sostitutivo. A livello mondiale invece l’esempio più calzante mi sembra Apple, nonostante le forti critiche sulla RSI.

 

2. La comunicazione strategica da monologo a dialogo, relazione, fidelizzazione.

Il metodo creativo della comunicazione-monologo basata essenzialmente sull’emozionalità troppo spesso fine a se stessa, con obiettivi di semplice attenzionalità e notorietà, viene considerato da molte imprese obsoleto e da riprogettare. Molte imprese innovative stanno vedendo la necessità di passare a una comunicazione-dialogo relazionale, fidelizzante e soprattutto misurabile, come nuova leva strategica e di management. Come vede questa tendenza?

Non solo la comunicazione emozionale ma anche quella “corretta” che descrive le verità del prodotto è ormai anacronistica. C’è un sovraffolamento di prodotti e non è l’annuncio accattivante e ben confezionato a fare la differenza. Inoltre la pubblicità viene spesso percepita dall’attuale utente medio come attività vana e come spreco. Se la nuova comunicazione offrisse invece dei servizi all’utente per promuovere il prodotto e il brand, allora si potremmo parlare di nuovo di fidelizzazione,

 

3. La rivalutazione della strategia di comunicazione nella centralità della persona-cliente.

I limiti dei normali approcci nella comunicazione e nei media rispetto al nuovo soggetto di comunicazione, e i ritorni ormai non più adeguati rispetto agli investimenti richiesti, hanno portato a rivalutare il ruolo della strategia di comunicazione, come nuova disciplina che permetta di coordinare le esigenze dell’impresa con le nuove esigenze della persona che decide l’atto di acquisto, attraverso approcci nuovi e al passo con i tempi (es. costruzioni di comunità di marca, etc). Tuttavia si rileva tutti i giorni come il focus delle agenzie continui ad essere quello improntato sul messaggio creativo-monologo, salvo pochissime eccezioni, e sull’uso dei media tradizionali. Come stanno gestendo le imprese questa contraddizione?

Trovo che non ci sia ancora una fase di gestione del problema da parte delle imprese, piuttosto una reazione quasi istintiva, quella di assottigliare sempre più i budget di comunicazione e di frammentarli su tutti i media alla ricerca di questo nuovo e falso mito dell’integrazione. Ci può essere tutta l’integrazione che vogliamo ma se, come esigono i tempi, non si cambiano i fondamentali il problema permane.

 

4. La nuova tendenza alla human satisfaction per la soddisfazione delle necessità emozionali-razionali-etiche.

Da qualche tempo si parla di un nuovo approccio per comunicare non tanto e non solo al “consumatore” e alla sua soddisfazione in quanto tale (customer satisfaction), quanto alla persona-cliente integrale, e alla necessità per la marca di relazionarsi pensando alle sue necessità più complesse che riguardano non solo il campo emozionale ma anche il campo razionale ed etico della persona (human satisfaction). Lei come vede questo approccio?

Penso che offrire dei servizi oltre che il racconto del “prodotto” sia l’approccio più coerente con il momento storico che stiamo vivendo. E la comunicazione così concepita potrebbe essere la chiave di volta per aggiornare l’intero sistema consumo, non più dall’azienda al consumatore ma fili incrociati in una rete estesa di possibilità di scambio.

 

5. Altre considerazioni.

Quali altre considerazioni vuole esprimere per rendere più efficace la comunicazione d’impresa e di brand?

Urge esplorare la sfera della condivisione che è la nuova evoluzione dell’”antico” consumo.

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Da consumatore a persona: la human satisfaction nel percorso giuridico europeo

Inviato da unioneadc il 11 gennaio 2012

Pubblichiamo un importante saggio originale del prof. avv. Francesco da Riva Grechi, scritto per questo blog, che si concentra sulla fecondità attuale e potenziale della human satisfaction nel contesto europeo della riflessione sul consumatore-persona.

 

Human satisfaction: comunicazione d’impresa e discorso giuridico europeo sulla persona

  1. 1. Premessa

La Human satisfaction rappresenta, nell’ambito del processo di definizione della comunicazione d’impresa, la prospettiva  di integrazione ed evoluzione della customer satisfaction secondo l’idea per la quale l’essere umano  non è semplicemente un consumatore ma un soggetto libero e autonomo nel quale sono sempre presenti, allo stato razionale od inconscio, sia le esigenze emozionali, sia quelle razionali ed etiche.

La soddisfazione delle tre componenti nel rapporto tra impresa e pubblico, a partire dall’attività di comunicazione, rappresenta una soddisfazione più ampia e completa rispetto a quella relativa al semplice atto di consumo[1].

Lo studio di questo fenomeno,  tipico del diritto d’impresa, non può prescindere, in una prospettiva necessariamente multidisciplinare, qual è quella della human satisfaction, dal contributo del giurista, che si affianca agli altri, secondo la disciplina sua propria.

La recente evoluzione del diritto privato europeo ha nel diritto dei consumatori lo snodo fondamentale attorno al quale si dipanano le norme su imprese, contratti e concorrenza che potranno confluire in un futuro codice dei contratti europeo e che comunque costituiscono l’anima della giurisprudenza teorica e pratica applicata al mercato continentale.

In particolare la direzione che si vuole assumere conduce necessariamente alla massima attuazione dei principi e dei valori costituzionali europei che affermano da tempo la centralità della persona umana nell’ordinamento giuridico comunitario e che saranno concretamente parte della nostra vita quando < sarà diventato europeo il discorso giuridico circa la persona e i suoi diritti >[2].

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Facebook, altro che a misura d’uomo

Inviato da unioneadc il 28 novembre 2011

gr – Segnalo qui un importante articolo in cui si spiega perché e come la crescita di Facebook potrebbe ostacolare la nostra: è apparso sul sito corriere.it. Condivido tutto, ma vorrei aggiungere qualche considerazione dal punto di vista delle imprese: anche a loro giova che le persone siano creative, libere, curiose. In definitiva si vende di più in un mondo vivace che in uno appiattito. Viva la human satisfaction.

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Gli imprenditori e la Human Satisfaction: Banca Monte dei Paschi di Siena

Inviato da unioneadc il 16 maggio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel volume in distribuzione da maggio, “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi. Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

 

MPS – David Rossi

Responsabile area comunicazione

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Human satisfaction, oggi il convegno in Assolombarda

Inviato da unioneadc il 28 marzo 2011

Milano, 28 marzo 2011. La Human Satisfaction è il nuovo paradigma della comunicazione d’impresa ideato da Marzio Bonferroni, fondatore di UniOne – Architetture di Comunicazione, e basato su un concetto tanto semplice quanto trascurato: se l’impresa di domani vuole sopravvivere deve considerare il proprio cliente non più “consumatore” ma “persona”. E quindi deve pensare, per soddisfarne i bisogni, non alla customer satisfaction ma alla human satisfaction. Come? Con il metodo messo a punto da Bonferroni e che oggi approda tra i suoi naturali destinatari, nel cuore dell’imprenditoria lombarda.

Il convegno “Human Satisfaction – Impresa, comunicazione, sviluppo”, organizzato da UniOne con il patrocinio del Consorzio Qualità di Assolombarda, è lo scenario adatto per un confronto serrato tra quanti – imprenditori, manager, operatori e studiosi di comunicazione – sono interessati agli aspetti teorici, metodologici e applicativi della Human Satisfaction.

Dopo i saluti di Marzio Dal Cin, presidente del Consorzio Qualità Assolombarda, la prima parte è dedicata alla presentazione della metodologia e di alcuni casi di aziende che ne hanno adottato lo spirito: Sanofi Aventis, Eni, Sas, Karcher, Le Fablier, Plef.

Per dimostrare i campi di applicazione della Human Satisfaction, e il suo valore olistico, la conclusione della prima parte è affidata a Gualtiero Marchesi, nella veste di Rettore della Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, che parla di cucina e comunicazione.

La seconda parte del convegno, sotto la guida di Marco Vitale, è riservata al confronto in forma di tavola rotonda sulle possibili letture della Human Satisfaction provenienti da discipline differenti, dalla filosofia alla sociologia, dalle relazioni pubbliche alla pubblicità.

Ne scaturisce un panorama complesso e stimolante, nel quale si intersecano differenze e convergenze. Soprattutto traspare come l’approccio della Human Satisfaction possa essere il paradigma unificatore di concetti apparentemente lontani come l’economia del dono, la metafora dell’ecologia d’impresa, il capitalismo intellettuale, il superamento del dualismo emozione/ragione, la stakeholder care fino a una vera e propria dimensione etica dell’impresa, dei suoi pubblici e della sua comunicazione.

In conclusione il convegno si propone come punto di partenza di un ripensamento e rinnovamento della comunicazione d’impresa, necessario per affrontare con successo le sfide del mercato di oggi.

UniOne è una società di consulenza progettuale e operativa per la comunicazione d’impresa. Fondata nel 2005, è aderente a Confindustria. Pone alla base del suo operare il metodo innovativo della Human Satisfaction® ed elabora architetture di comunicazione sviluppate attraverso la Multicreatività®. UniOne è guidata da Marzio Bonferroni, affiancato da Lorenzo Buzzetti, Simonetta Caresano e Giuseppe Romano

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Gli imprenditori sulla Human Satisfaction: Averna

Inviato da unioneadc il 19 febbraio 2011

Come anticipazione dell’inchiesta completa prevista nel libro in distribuzione da maggio, “La comunicazione d’impresa oltre il consumatore (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste  a imprenditori e manager sul tema  comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi.
Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.

AVERNA – Luisa Polizzi Averna

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