Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

BRIC COUNTRIES – La “terra promessa” delle multinazionali occidentali – 2

Inviato da unioneadc il 15 febbraio 2011

rdl – “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità” sosteneva Cicerone migliaia di anni fa. Proprio la consapevolezza del nostro passato (in questo caso economico) potrebbe rappresentare la chiave di volta per un cambiamento che, ormai, ha come fulcro l’arricchimento e lo sfruttamento di paesi dalle grandi potenzialità. Materialismo e irrazionalità sono perciò le basi su cui le grandi multinazionali, orientate nei mercati dei Paesi BRIC, fanno leva; andando quindi ad abusare di condizioni ottimali per il soddisfacimento dei propri scopi.

Perché invece di spremere mercati in espansione non si tende a sfruttare l’onda della conoscenza e usare la nostra esperienza come uno specchio dal quale attingere le cause degli errori commessi e operare in maniera migliore per evitare di ripeterli?

Perché non far leva sulla possibilità di lavorare in un paese con tassi di crescita e di sviluppo come quelli dei paesi BRIC  al fine di creare una concezione globale di Eticità e Sostenibilità attraverso la ricerca di un benessere collettivo che potrebbe partire proprio dal ruolo aziendale? Lo “sfruttamento” delle multinazionali in mercati in espansione come ad esempio quello indiano provoca la creazione di micro-climi aziendali esportati in paesi dove, per cause naturali, il radicamento sarà molto difficile e costituirà un processo molto difficile. L’esportazione di sistemi aziendali chiusi, di “mondi” ristretti a pochi, può essere un’enorme causa di benessere se affrontata nel modo giusto, ma allo stesso tempo può inserire un clima di sofferenza e incompatibilità con il macro-clima nel quale è inserito.

Rino Di Loreto

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Il gioco d'azzardo è l'ormone della felicità?

Inviato da giusrom1 il 22 novembre 2010

g.r. – Se nè già fatto un gran parlare, della campagna SNAI che invita a scommettere e a giocare responsabilmente annunciando a tutti che “il gioco è l’ormone della felicità”. E’ stato addirittura Oliviero Toscani a calibrare la comunicazione affinché invitasse a giocare senza uscire dal seminato dell’opportuno e dell’equilibrato. Toscani però per sintetizzare tutto questo non ha trovato di meglio che coniare la frase “gioca per vincere”. (leggete qui per informazioni).

E sugli annunci che escono in giro, nei tram e sui muri, il cittadino scopre che “il gioco è l’ormone della felicità”. Splendida considerazione, molto in linea col bisogno di ritrovare stili di vita non drogati dall’eccesso e da aspettative fasulle. Sì, se doparsi è il meglio, dopiamo pure la felicità: salvo ritrovarci a piangere sulle sue macerie.

Lo IAP, Istituto di autodisciplina della pubblicità, ha bloccato la campagna SNAI come “pubblicità ingannevole”. C’era bisogno di arrivare a tanto? Se sì, dobbiamo pensare che quelli che producono e diffondono il gioco e le scommesse abbiano in mente e a cuore proprio l’obiettivo di dopare i cittadini? E che quindi ci troviamo sotto l’attacco di gente che vuole farci perdere il lume della ragione, proprio come gli spacciatori?

Sia come sia, le imprese che fanno comunicazione ci mettono la faccia. E questo, in casi come quello di SNAI, ha due conseguenze: la prima che ci si fa conoscere per quel che si è, la seconda che la faccia si può anche perderla.

Giuseppe Romano

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Economia della felicità in tempi di crisi

Inviato da unioneadc il 27 gennaio 2010

g.r. – Un amico ci fa notare questo bellissimo articolo di Massimo Mucchetti. Riporta a quella scuola di pensiero – a cui appartiene il professor Stefano Bartolini, al quale si riferisce l’articolo – che valuta la felicità in termini di convenienza: in fondo dovrebbe essere ovvia la constatazione che chi vive meglio lavora meglio e viceversa. Sull’argomento “economia della felicità” c’è una produzione sempre più interessante: per esempio in questo libro coinvolgente si mostra come – senza moralismi, anzi con qualche cinismo e comunque considerazioni di profitto – a tutti converrebbe adottare progetti più incentrati sulle persone e sulle loro  aspettative e necessità.

Viva, dunque, la human satisfaction nel marketing e nella vita aziendale.

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Dalai Lama: la human satisfaction dentro di noi

Inviato da unioneadc il 2 gennaio 2010

m.b. – Dalai Lama said: “Human happiness and human satisfaction must ultimately come from within…” and:
“I believe that the very purpose of life is to be happy. From the very core of our being, we desire contentment. In my own limited experience I have found that the more we care for the happiness of others, the greater is our own sense of well-being. Cultivating a close, warmhearted feeling for others automatically puts the mind at ease. It helps remove whatever fears or insecurities we may have and gives us the strength to cope with any obstacles we encounter. It is the principal source of success in life. Since we are not solely material creatures, it is a mistake to place all our hopes for happiness on external development alone. The key is to develop inner peace.”

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