Inviato da unioneadc il 23 maggio 2011
Come anticipazione dell’inchiesta contenuta nel nuovo volume “La nuova era della comunicazione (Human satisfaction, multicreatività, comunità di marca)” di Marzio Bonferroni, ed. Tecniche Nuove, in anteprima esclusiva, in ordine alfabetico d’impresa, continuiamo a publicare una selezione di interviste a imprenditori e manager sul tema comunicazione di brand, considerata nelle imprese di successo, con prodotto, finanza e gestione, quale elemento strategico essenziale in progressiva evoluzione da monologo ripetitivo, a comunicazione di dialogo e relazione, tendente a generare fedeltà alla marca e all’impresa e non soltanto notorietà. Appare evidente come gli imprenditori e i manager più evoluti, su basi di obiettive misurazioni, non considerino più la creatività pubblicitaria quale elemento determinante per il successo della comunicazione, spostando l’attenzione sulla creatività che si esprime nei concetti e nella strategia, quale fonte unitaria ( o spartito unico per l’orchestra dei media), da cui derivano anche i messaggi e i mezzi. Siamo di fronte ad una svolta epocale culturale prima che tecnica.
SNAIDERO – Edi Snaidero
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Tags: brand, comunicazione, etica, google, human satisfaction, marketing strategico, responsabilità sociale, Snaidero, sostenibilità, valori
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Inviato da unioneadc il 14 aprile 2010
g.r. – Ecco che cos’è iAd Apple: questo articolo spiega in che consiste la novità e quale scenario apre. Par di capire che gli annunci verranno a bussare con propri contenuti interattivi che “dovrebbero” catturare il potenziale cliente. Non è chiaro come concretamente tutto questo potrà funzionare, ma credo che Apple saprà incaricarsi di rispondere in modo efficace a queste perplessità.
Ho estratto una frase che risponde ai dubbi di chi pensa che Google potrebbe a breve lanciare un modello alternativo e competitivo per la gestione dell’offerta pubblicitaria nel mercato smartphone: “Apple al momento con i suoi 85 milioni di dispositivi venduti, le quasi 200mila applicazioni e i 4 miliardi di download è imbattibile”.
Se aggiungiamo il neonato iPad, fratello maggiore di iPhone, si comprende che i tentativi di Apple per governare e orientare contenuti, transazioni, pubblicità, scambi nel mondo “personal” ecc. hanno un orizzonte davvero ampio.
Ma la scommessa più forte Apple la sta facendo sullo scenario “culturale”: davvero, come annuncia Jobs, il mondo dei telefoni portatili non sarà governato da quella “logica della ricerca” che è così tipica dei pc? Davvero sul telefonino evoluto quel che cercheremo e vorremo, a ogni costo, sono le applicazioni? Se la risposta a queste due domande è sì, è probabile che la pubblicità di domani passi atrraverso l’offerta doi servizi (e servizietti) interattivi. In ogni modo è una vision coraggiosa e d’avanguardia, come spesso dalle parti della Mela.
Giuseppe Romano
Tags: Apple, google, iAD, iPad, iPhone, motori di ricerca, pubblicità interattiva, smartphone, Steve Jobs
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Inviato da unioneadc il 29 marzo 2010
g.r. – Più che un rumor è un annuncio: il 7 aprile Apple rivelerà perché ha appena speso 300 milioni di dollari per acquisire una società dedita alla pubblicità online. Secondo Media Post, Steve Jobs sta per dirci che ha trovato la pietra filosofale della pubblicità via telefonino e schermi personali. Si chiama iAd e rivoluzionerà il nostro comportamento di utenti connessi alla rete globale.
Per esempio: “One of popular scenarios is that Apple will offer a hypertargeting capability that would enable advertisers to target ads to consumers based on their geographic proximity, paving the way for a new generation of location-based advertising. But some observers believe that could be trouble for Apple, because Google recently won the patent for systems that serve ads dynamically based on a user’s location, and given the current relationship between the two digital behemoths, such a move by Apple would likely invite litigation from Google.
Another potentially telling patent move is one that Apple registered for in 2008 that potentially could control ads served on virtually any screen connected to an operating system that would turn the content or application off if the user isn’t paying attention to the ads”.
Morale della favola: che accadrà se la pubblicità bussa fin nelle più riposte “stanze” della nostra informazione? Nel “personal” computer, nel “personal” phone. Verremo a un compromesso tra risparmio sui costi e attenzione agli annunci, o subiremo il ricatto tariffe-annunci?
La morsa si stringe: da una parte questo. Dall’altra l’evoluzione dei codici a barre, passivi, nell’Rfid (Radio Frequency IDentification), sistema grazie al quale gli oggetti possono letteralmente annunciarsi, attivamente, anche a distanza.
Come che sia, è uno di quegli orizzonti che – se si apre – ci cambia la vita. “Ci” nel senso di a noi giornalisti, a noi pubbblicitari, a noi uomini di marketing, a noi imprenditori. Ma, soprattutto, a noi uomini. Vedremo se la cambia in meglio o in peggio.
Giuseppe Romano
8 aprile – Ne sapremo di più dopo l’Apple Event annunciato per oggi.
Tags: Apple, google, iAD, personal computer, personal phone, RFID, Steve Jobs
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Inviato da unioneadc il 18 febbraio 2010
g.r. – Si chiama “Living stories” ed è un esperimento appena ultimato da Google insieme al New York Times. Da oggi diventa un sistema aperto e disponibile a chi voglia usarlo.
E’ – vedi qui per i dettagli e qui per una descrizione – esattamente quello che i giornali finora non avevano: un filo che corre di giorno in giorno, dal presente al passato, tra gli articoli successivi su uno stesso argomento. Li raccoglie e li presenta in sequenza, per chi voglia sapere “tutta la storia”.
E’ lo stile del blog applicato all’informazione ufficiale, l’intersezione tra lo spazio e il tempo.
Vedremo se e come sapranno adoperarlo gli editori. Con un piccolo dubbio: potremo fidarci davvero del concetto di “tutta la storia”? Ciò che manca nella Living story, infatti, è come se non fosse mai esistito. Inoltre Google, che ha già miscelato sapientemente informazioni e annunci pubblicitari, aprirà la via al mix di notizie e consigli travestiti da notizie?
Se son storie fioriranno.
Giuseppe Romano
Tags: blog, cronologia, giornali, google, quotidiani, storie
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Inviato da unioneadc il 14 gennaio 2010
g.r. – Tutto è politica. Alla fine Google ha detto basta alla censura cinese (leggi qui). Eppure solo pochi anni fa, i dirigenti del motore di ricerca n.1 al mondo avevano accettato il filtraggio delle “voci calde” trincerandosi dietro l’affermazione “noi ci sottomettiamo alla legge di ogni nazione”. Frattanto, addio alle informazioni sul Tibet, sui dissidenti eccetera.
Oggi Google cambia atteggiamento. Perché? la risposta sta nel “cloud computing”, ovvero nella guerra globale (dell’informazione) con Microsoft. Lo sforzo di Google è convincere tutti che programmi e dati non devono stare sul pc, ma in rete. E come si fa a far coincidere la fiducia della gente – che dovrebbe mettere i propri dati online, e restare sicura della loro protezione e della propria privacy – con l’acquiescenza a censure e intrusioni locali? Di qui il no alla Cina, secondo molti assai tardivo.
Anche questo è customer care, ma certo non è human satisfaction: non, almeno, finché resta l’impressione che gli atteggiamenti potrebbero cambiare a seconda del vento delle convenienze aziendali… che non sempre sembrano coincidere con quelle del pubblico di Google. E pensare che il motto aziendale è “don’t be evil”, non essere cattivo. Cattivo rispetto a che? Soltanto alle convenienze aziendali, anche a costo che divergano da quelle dei clienti?
Tags: Cina, cloud computing, google, Microsoft
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Inviato da giusrom1 il 4 dicembre 2009
g.r. Tre notizie in simultanea da “Broadcast & video” (http://bv.diesis.it).
Uno: la scelta annunciata da Google, di mettersi d’accordo con gli editori per far pagare le news ai lettori online, mostra il fianco sia sotto il profilo strategico (la sua motivazione principale è ostacolare la concorrenza di Microsoft sulla Rete) sia sotto quello tecnologico (il “bloccaclick” che dovrebbe attivarsi dopo le cinque news gratuite è, pare, aggirabile). Ma la strada è questa.
Due: una ricerca Nielsen riporta che per la prima volta gli utilizzatori dei social network (301,5 milioni) hanno superato quelli della posta elettronica (276,9). Evoluzioni e rivoluzioni.
Tre: BBc informa che “nel mese di ottobre, il 7% degli accessi ai suoi servizi è avvenuto attraverso un computer della Mela, così come un equivalente 7% degli utenti ha usufruito delle trasmissioni via iPhone o iPod Touch. Appena inferiori gli accessi da Playstation 3 di Sony. Meno riscontri ha ottenuto Nintendo Wii, relegata al ruolo di intrattenimento elettronico, con solo il 2% dei contatti. Bbc, attraverso la nuova interfaccia digitale iPlayer, sta dunque sfruttando sempre più i dispositivi mobili e internet: nel periodo analizzato, sono state 53,2 milioni le richieste per programmi tv via web (26,1 milioni le richieste per la radio)”. Convergenza digitale.
A fronte di questo, il “Corriere della Sera” ha avviato la sua campagna istituzionale sui “valori del giornalismo libero”, dove tutti compaiono ingessati tranne i lettori del quotidiano. Forse è una pubblicità autoironica…
Tags: email, First Click Free, google, news a pagamento, nuovi canali, posta elettronica
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