Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Per comunicare tra brand e pubblico, finalmente

Inviato da giusrom1 il 9 novembre 2010

L’ INCOMUNICABILITA’ TRA BRAND E PUBBLICO E’ VINTA DALLA HUMAN SATISFACTION

m.b. – Nel rapporto con il pubblico, per comunicare e sviluppare un brand, si trova una barriera oggi difficilmente superabile creata da migliaia di messaggi quotidiani che il pubblico riceve da fonti diverse. Che fare per generare valore e sviluppo in situazione di incomunicabilità ? Sono certamente necessarie una nuova visione e un nuovo metodo. Per entrare nel nuovo modo di fare comunicazione e sviluppo vi sono elementi determinanti chiaramente identificabili in alcune fasi:

1.    Fase di ascolto in cui, prima di decidere quali messaggi e quali mezzi siano utili, appare fondamentale una fase di analisi delle necessità (item) dei clienti e dei diversi stakeholder, per misurare le distanze con le soddisfazioni offerte dalla marca. E’ stata creata una nuova modalità di ricerca innovativa necessaria per costruire la strategia di comunicazione più efficace, basata sulla misurazione delle necessità emotive-razionali-etiche che compongono la Human Satisfaction integrale, evolutiva della obsoleta customer satisfaction, che considera ancora l’essere umano-cliente quale semplice “consumatore”. Il modello innovativo e molto concreto, si chiama Human Satisfaction measurement e prevede fasi di ascolto e misurazione delle necessità dei clienti e di tutti gli stakeholder di interesse e dei gap tra necessità e soluzioni proposte dalla marca.

2.    Fase di costruzione della strategia di comunicazione fino alla creazione della – comunità di marca – strategicamente utile a presidiare la massima quota di fatturato potenziale. Il modello “agenzia”, nato e sviluppato in altri tempi per la vendita di spazi e tempi,  appare oggi superato in questa fase, dato che è condizionato dalle tecniche di proprietà, mentre occorre una valutazione assolutamente libera da vincoli di vendita.    E’ quindi necessario un modello progettuale integrativo ed evolutivo delle tecniche tradizionali, libero da vincoli, che permetta di identificare con chiarezza contenuti, messaggi e mezzi oggettivamente necessari per soddisfare le necessità identificate nella prima fase.

3.    Obiettivi di comunicazione e sviluppo. Il desiderio di acquisto nei clienti nasce oggi non più dall’immagine e neppure dai messaggi che stimolano esclusivamente le componenti emotive. Questi generano atteggiamento e non comportamento attivo da parte dei pubblici, generato invece da messaggi con contenuti basati su fatti e notizie che incidono negli aspetti non solo emotivi ma anche razionali ed etici. Ovviamente bilanciandoli secondo le tipologie di prodotto.     Gli obiettivi di comunicazione e sviluppo sono alla base di una nuova strategia di comunicazione multicreativa, generata dal “nuovo creativo” della human satisfaction, che si identifica nel team multidisciplinare in cui agiscono discipline umanistiche oltre che di comunicazione e marketing, che lavorano in sinergia per ottenere soddisfazione in tutte le aree dell’emozione, della ragione e dell’etica.  Quindi è necessario un cambio di paradigma e di metodo creativo che tenda a creare non solo emozione ma anche dialogo, relazione e fedeltà alla marca, per soddisfare anche le necessità razionali ed etiche.

4.    Fase di costruzione del programma operativo. Secondo la necessaria libertà di definizione dei contenuti, dei messaggi e dei mezzi, la costruzione del programma di comunicazione avverrà di conseguenza come scelta obiettivamente indirizzata al reperimento delle soluzioni più efficaci per risolvere le necessità definite nella fase di ascolto delle necessità.

5.    Fase di misurazione dei risultati. Con tecniche di ricerca evolute e libere da condizionamenti, è possibile valutare i risultati ottenuti dalla comunicazione, indirizzati essenzialmente a ridurre le distanze tra necessità dei diversi pubblici e le soluzioni offerte dalla marca, per incrementare lo sviluppo e il contributo della comunicazione ai fatturati e al profitto.

Marzio Bonferroni

Tags: , , , , , ,
Pubblicato in Architetture & fondamenti, Gli stili del marketing, Mezzi & messaggi | Nessun Commento »

Programmi, pubblicità, promozioni: fuori la lingua (italiana)!

Inviato da unioneadc il 12 febbraio 2010

a.s. – E’ particolarmente irritante vedere – e ascoltare! – in tivù soubrette, attriciucole, comparse, presentatori, vallette e commentatori sportivi che non parlano bene l’italiano. I loro accenti sbagliati, i loro giri di frase approssimativi, hanno un effetto penoso sulla lingua e su chi ascolta.

Così come le loro frasi giungono smozzicate, anche i messaggi che dovrebbero veicolare giungono smozzicati, soprattutto nelle pubblicità e nelle telepromozioni. Uno si chiede: ma dove l’hanno preso questo? E soprattutto, perché? Per certe femmine si capisce, ma chi ha potere decisionale e di controllo perché fa passare certe situazioni? In un popolo di sessanta milioni di persone non si riesce a trovare qualche bellezza autoctona che parli bene l’italiano?

Il fenomeno va avanti da anni ed è ormai nauseante. L’unica spiegazione è il patetico provincialismo giustificato con la ‘simpatia’ che simili personaggi, con il loro italiano sbrindellato, dovrebbero suscitare. Ma davvero? In qualsiasi altro paese europeo una cosa del genere sarebbe intollerabile. Immaginate in Germania qualcuno che parli in TV con pesante accento italiano. Il Trap va bene una volta, per ridere…ma poi? In molti paesi stranieri ci sono personaggi televisivi e conduttrici anche di TG di origine etnica diversa, ma tutti parlano perfettamente la lingua! Gli investitori pubblicitari dovrebbero rifiutare di finanziare programmi e proposte che prevedono mutilati della parola, che non solo fanno male all’orecchio, ma anche ai loro prodotti.

Tags: , , , , , ,
Pubblicato in Gli stili del marketing, Human ovvero, Mezzi & messaggi | Nessun Commento »

Tre domande a un linguista, regista, copywriter

Inviato da unioneadc il 6 febbraio 2010

M.B. – Ho il piacere di ospitare oggi l’amico Paolo Pivetti, notissimo cultore della lingua italiana, e che inoltre annovera tra i suoi migliori “prodotti”… Irene e Veronica. Ha incominciato come copywriter (Lintas, Masius Omnia, Milano & Grey, J.W.Thompson) arruolandosi da subito tra i lavoratori della parola, una categoria a rischio, priva di copertura sindacale. In anni successivi ha tentato l’avventura delle parole in altri settori che sembravano promettere maggiore “libertà”: teatro, televisione, radio, giornalismo. Bellissimi mestieri, che gli hanno permesso d’imparare qualcosa anche sul lavoro di regista. L’interesse per la parola, come autore, rimane sempre il suo asse portante. Recentemente, spinto anche dal desiderio di approfondire i segreti di questo nostro misterioso mezzo di comunicazione, si é dedicato a pubblicazioni tra il divulgativo e il didattico sulla lingua italiana d’oggi, riprendendo anche il lavoro di un grande linguista d’altri tempi di cui fu collaboratore: Aldo Gabrielli. L’ultima di queste fatiche  è “Si dice o non si dice?” di cui ha curato la nuova edizione per Hoepli. Questa parte finale (per ora) della sua storia mi sembra coerente con l’antefatto delle sue altre esperienze che, per la loro varietà, lo hanno portato a spaziare in così tanti campi. Volendo abusare di un termine di moda, posso dire dunque che è un…… “trasversale” della comunicazione.

Oggi Paolo risponde a tre domande sulla Human Satisfaction. Leggi tutto »

Tags: , , , , , ,
Pubblicato in Architetture & fondamenti, Customer e non solo | Nessun Commento »

I talebani del marketing nella lingua italiana

Inviato da unioneadc il 4 febbraio 2010

Paolo Pivetti è regista televisivo e teatrale, ma anche studioso della lingua italiana: ha appena curato per Hoepli la riedizione del celeberrimo volume di Aldo Gabrielli, “Si dice e non si dice”. Ci ha offerto questo breve saggio originale sugli usi della lingua italiana nel marketing, con cui entra di diritto tra i contributori del blog: lo rivedremo ancora su questi schermi.

p.p. -  Come si chiama quell’incantevole cittadina nel golfo di Napoli che ha fatto gorgheggiare tanti tenori? Sorento. E com’è un peperone particolarmente saporito? Picanto. E una ginnasta che schizza leggera dalle parallele in perfetta caduta? Agila. E qual è l’animale più feroce della giungla? La Tigra, naturalmente.

La lingua italiana che circola lungo le nostre strade è davvero peregrina. Ciascuno di noi, mentre da piccolo imparava a parlare, ha fatto l’esperienza di compitare a fatica le lettere di un cartello stradale o l’insegna di un negozio. Ma se oggi i nostri bambini, nei noiosi viaggi autostradali di ritorno dalle vacanze, si esercitassero leggendo i marchi appiccicati sul posteriore di certe automobili, ci sarebbe da preoccuparsi. “Mamma, da grande voglio diventare agila come una ballerina” “Agile, cara, si dice agile”. “Ma su quell’auto c’è scritto agila”. “E’ un errore”. “Ma è un’automobile. Non può sbagliare.” Il principio di autorità si è spostato dall’Accademia della Crusca al posteriore delle automobili, e di questo bisogna pur tenere conto. Perché le automobili non passano soltanto per la strada, e questo sarebbe niente: passano infinite volte in televisione, e qui sta la legittimazione, l’avallo, la convalida, l’endorsement, come si dice oggi, di ogni loro particolare, incluso il nome che portano. Leggi tutto »

Tags: , , ,
Pubblicato in Gli stili del marketing, Human ovvero | Nessun Commento »