Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Ancora sulla tv in chiave Human Satisfaction

Inviato da giusrom1 il 23 luglio 2010

g.r. – Qualche altra riflessione dopo l’incontro in Cattolica sui rapporti tra fiction e marketing d’impresa.

Quando si ragiona a partire dai bisogni effettivi delle persone, mettendoli a confronto con le qualità reali dell’offerta che l’impresa mette sul mercato, lo scenario della comunicazione cambia profondamente.

Human satisfaction significa infatti allargare lo sguardo e approfondire la ricerca. Preoccuparsi anzitutto dell’identità propria e altrui per stabilire relazioni non effimere, cosa che in termini di marketing strategico significa usare la pubblicità come mezzo e non come fine, al servizio di una comunità di persone-clienti che si fonda su interessi reali ed etici e per questo tende a fidelizzarsi.

Non siamo contrari alla comunicazione pubblicitaria. Ci mancherebbe altro. Tuttavia riteniamo che essa non abbia la capacità esclusiva di portare il messaggio al pubblico e vogliamo che sia chiamata a svolgere il suo compito reale: mettersi al servizio delle imprese per veicolarne valori e prerogative. Non basta applicare creatività e infondere tensione emotiva a un generico brief di marketing. Del resto, poiché l’agenzia di comunicazione  fa ciò che l’impresa le trasmette, è proprio l’impresa a dover studiare meglio se stessa e i propri valori, per trasmettere non generiche suggestioni o sterili autoelogi bensì informazioni che davvero siano utili al pubblico potenziale e ed esaltino qundi la propria qualità.

Nelle aspettative delle persone le motivazioni profonde prevalgono, com’è giusto che sia, sugli stimoli occasionali: dunque i primi valori che le imprese dovrebbero veicolare sono quelli che cementano il contesto sociale perché soddisfano – human satisfaction – le necessità e le aspettative di un gran numero di cittadini. La doccia emozionale degli annunci deve lasciare il posto alla semina motivata delle proposte.

È così che anche il grande cinema e la grande fiction televisiva diventano territorio di comunicazione: non per un banale product placement, ma per una strategia informativa che mostra come il “racconto sociale” sia anche una “storia dell’impresa”, cioè di uomini il cui lavoro arreca vantaggio ad altri uomini.

Lux Vide è una grande casa di produzione italiana ed europea. La qualità delle sue fiction è unanimemente riconosciuta, con successi che vanno da La Bibbia a Don Matteo, da Coco Chanel a Enrico Mattei. A caratterizzarne le proposte c’è sempre una forte tensione verso il disegno di un mondo umanamente vivibile, dove il bene prevale sul male e le persone tentano di essere sé stesse perseguendo il meglio. Una visione dell’uomo, questa, che coincide appieno con la human satisfaction e può preludere a “racconti” calibrati di imprese professionali, industriali, imprenditoriali. Un semplice spot di 30’’, così come una una grande produzione in più puntate, possono colpire l’immaginario collettivo non soltanto con adescamenti emozionali bensì con idee che rispettano la razionalità e l’etica – in definitiva, l’identità e il diritto di scelta – delle persone. Ed è questo, crediamo, il mondo in cui tutti vorremmo vivere, lavorare e comunicare.

Giuseppe Romano

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Fiction tv e marketing: Lux Vide spiega come

Inviato da giusrom1 il 21 luglio 2010

g.r. – La grande fiction ha incontrato gli imprenditori: ieri 20 luglio a Milano, in un’aula universitaria, una quarantina di leader d’impresa italiani si sono confrontati con Lux Vide, la più grande casa di produzione cinema e tv italiana, l’unica capace di confrontarsi con la distribuzione fuori dei confini del nostro Paese. L’incontro è stato organizzato in partnership dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da UniOne. Moderatore Armando Fumagalli, ordinario di Semiotica e ideatore del master per sceneggiatori che da un decennio alimenta le produzioni italiane di qualità.

Ospite illustre Luca Bernabei, direttore delle attività produttive di Lux Vide. Dopo un’introduzione in cui si sono avvicendati anche Marzio Bonferroni, presidente di UniOne, e Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto di ricerche, la relazione ha messo in luce i connotati della fiction nazionale e i molti possibili punti di convergenza con il mondo industriale e imprenditoriale. Qui sotto, per chi vuole approfondire, un resoconto più dettagliato.

Giuseppe Romano

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Don Matteo all'Università Cattolica

Inviato da giusrom1 il 23 giugno 2010

m.b. – Don Matteo … sarà all’Università Cattolica di Milano. Non in persona, ma nella professionalità che l’ha creato.

Infatti UniOne Architetture di comunicazione organizza un incontro per imprenditori e alti vertici nella Sede di Via Carducci, 30 – aula C010 – Martedì 20 Luglio 2010 dalle 15 alle 17, in collaborazione con Lux Vide,  prima società europea di produzioni cinetelevisive, che con successo ha fra le altre lanciato in tutto il mondo il personaggio Don Matteo. Per Lux Vide sarà ospite Luca Bernabei, direttore delle attività produttive.

Poiché l’incontro è a numero chiuso, occorre iscriversi, scrivendo a m.bonferroni@unione-adc.it, cell 349-3352772 e aspettando la conferma.

E’ interessante notare come questo personaggio e tutto il ciclo delle produzioni televisive che si intitolano a lui, dimostrano come la comunicazione non abbia sempre bisogno di appellarsi a elementi puramente emotivi e molto spesso poco rispettosi dei valori etici per raggiungere il successo nei confronti di pubblici anche di età giovanile. Un giusto mix tra emozione, ragione ed etica, nella visione e nel rispetto di una rinnovata human satisfaction, può rappresentare una sempre valida via per ottenere il successo, senza inutili “trasgressioni” che possono anche attirare emotivamente, ma che a lungo termine contribuiscono a danneggiare la psiche. Questo si dimostra vero soprattutto nei confronti dei giovani che hanno minori “difese razionali”, non pensando che il pubblico è formato da esseri umani da considerare nella loro integralità anche razionale ed etica, e non da esseri da conquistare a tutti i costi per fini puramente commerciali, tendendo a condizionarli emotivamente. Questo avviene spesso dimenticando che esiste per chi produce comunicazione, la legge morale della responsabilità in questo caso nei confronti del pubblico, e anche la legge dello Stato, che spesso vediamo come siano entrambe dimenticate.

Marzio Bonferroni

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