Inviato da unioneadc il 19 aprile 2010
HUMAN SATISFACTION
NEL VOSTRO CERVELLO A CACCIA DI ESIGENZE
m.b. – Vi proponiamo un nuovo gioco psicologico. Chi parteciperà, verrà invitato a un convegno nazionale il 15.11 a Milano in Assolombarda, sulla Human Satisfaction.
Quando ci confrontiamo con prodotti e con servizi di imprese, dovremmo pensare che nel realizzarli qualcuno abbia pensato di soddisfare una o più delle nostre esigenze. Noi stessi, in effetti, che cosa sappiamo di queste stesse esigenze?
In particolare: sappiamo che sono non soltanto emotive ma anche razionali ed etiche, secondo la visione integrale della Human Satisfaction? Ci siamo mai chiesti quali siano veramente le nostre esigenze in ognuna di queste tre aree?
Per facilitare questa riflessione, ne inseriamo alcune qui sotto, dividendole nelle diverse aree. Corrispondono alle vostre? Ne avete da aggiungere altre? Quali?
Sarà molto interessante conoscerle e arricchire così le prospettive di ricerca della Human Satisfaction, per poi verificare, in casi che potranno capitare, come le imprese e i loro brand sapranno capire e analizzare le necessità che una persona può sentire come importanti da risolvere.
AREA EMOZIONALE
Bellezza
Potere
Partecipazione
Sicurezza
Maturità
Sensualità
Protezione
Fedeltà
Quali altre necessità emozionali sono per Lei importanti?
AREA RAZIONALE
Soluzioni pratiche
Informazione
Assistenza
Dialogo
Economicità
Quali altre necessità razionali sono per Lei importanti?
AREA ETICA
Significato della vita
Attenzione al prossimo
Senso di giustizia e utilità sociale
Desiderio di onestà
Visione religiosa
Quali altre necessità etiche sono per Lei importanti?
Marzio Bonferroni
Tags: emozione, etica, marketing, pubblicità, ragione
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Inviato da unioneadc il 22 febbraio 2010
(m.b.)
SUPERGA
People’s shoes of Italy
Dal Corriere della Sera di Domenica 21.2.2010
Una bella scarpa sportiva vista di profilo, in basso, con in alto un’affermazione lapidaria, in inglese, anche perché com’è noto, gli italiani….conoscono tutti l’inglese e ne sanno immediatamente declinare l’applicazione.
Secondo l’impresa e il suo marketing, evidentemente l’obiettivo è di ricordare che il brand Superga si sposa con calzature sportive, con in più il valore di una produzione italiana. Ammettendo dunque che si possa in questo modo raggiungere questo primo obiettivo di posizionamento, non è pensabile, nel “marasma” della comunicazione e dei brand, che questa semplice affermazione, pur declinata a pagina intera, sia in grado di muovere l’opinione del pubblico interessato, fino a generare memorizzazione e desiderio di acquisto, e infine anche acquisto. Il messaggio nel suo insieme è una dichiarazione di attenzione e certamente di “amore” per il cliente potenziale. Ma allora, nel momento stesso in cui con questo messaggio si genera attenzione e “ingresso” nella parte analogica del cervello, perché non inserire elementi informativi e di dialogo potenziale, che possano entrare nella parte logica, dove si generano le opinioni e il desiderio di acquisto? Inoltre il messaggio non considera elementi etici, oggi sempre più “leve” determinanti per le scelte dei beni economici. Il medium-quotidiano per inciso, è il mezzo principe per veicolare notizie, fatti e informazione; pertanto chi lo legge e lo sfoglia è ben predisposto verso queste componenti, nel nostro caso del tutto assenti. E il pubblico del quotidiano è anche ben predisposto ad accogliere notizie, storie vere, fatti e documentazioni rapide e utili nonché, se opportunamente sollecitato, é pronto ad andare nei luoghi della distribuzione, se questa fosse indicata con modalità creative e promozionali utili a creare una relazione a questo scopo. Quindi, a nostro parere questo messaggio, se pur apprezzabile, è un’occasione parzialmente sfruttata, di cui siamo i primi ad ammirare la validità estetica e posizionante del brand e del prodotto ma che, nel farsi ammirare e “corteggiando” il cliente potenziale, dimentica che oltre ad attirare l’attenzione, è oggi soprattutto sempre più necessario agire con le leve della relazione, del dialogo e della fidelizzazione, che si può creare innescando un messaggio potenziale e misurabile di ritorno, da parte di coloro che siano davvero interessati a un contatto con il brand.
SUPERGA si accontenta dell’innamoramento senza generare dunque azione e rapporto misurabile? Questa sinceramente pensiamo sia la sfida sempre più positiva da consigliare al brand e al suo marketing, anche perché in questo modo potrà progressivamente arrivare a generare e a presidiare “la comunità della marca”, ovvero una potenzialmente grandissima “tribu’” di appassionati che, con il loro passa-parola, diventeranno i migliori …viral-venditori.
Marzio Bonferroni
Tags: campagna, comunità, emozione, fidelizzare, inglese, ragione, Superga
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Inviato da unioneadc il 29 gennaio 2010
M.B. – Proseguo il giro d’orizzonti sulla Human Satisfaction. Dopo la psicologa Laura Napolitano, intervistata qui, ho rivolto le tre domande al filosofo Giacomo Samek Lodovici, docente di Storia delle dottrine morali presso l’Università Cattolica di Milano. Chi sarà interessato al dibattito, potrà entrare nel blog e rilasciare il proprio contributo. La materia è di notevole interesse per un approfondimento sul tema comunicazione, che per i brand e per le imprese rivela sempre di più la necessità di una evoluzione verso il territorio di un nuovo umanesimo in cui ritorni in pieno la centralità dell’essere umano. L’obiettivo del profitto d’impresa sarà raggiungibile con metodi innovativi, anche grazie a questo ed altri approfondimenti, nel campo delle discipline umanistiche e di marketing. Oggi mettiamo in evidenza il contributo che la filosofia può offrire, con un primo “assaggio” che ci auguriamo possa essere considerato stimolante per analisi e prospettive concretamente utili a imprenditori e manager.
1) In economia sono evidenti i disastri provocati dalle teorie incentrate sulla massimizzazione del profitto ed ispirate alla visione egoistica dell’homo oeconomicus. La Human Satisfaction è una reazione a tale filosofia nel settore della comunicazione e dell’economia d’impresa, e costituisce l’evoluzione della così detta customer satisfaction, per allargare la prospettiva della soddisfazione del consumatore a una più ampia visione umanistica, che consideri determinante non più la centralità dell’atto di consumo, ma la centralità dell’essere umano, al fine di soddisfare in modo integrale le necessità emotive, razionali ed etiche dell’uomo. Il profitto diventa pertanto il giusto risultato della Human Satisfaction. È d’accordo con questa visione?
Certamente, perché l’uomo è una realtà irriducibilmente complessa e meravigliosa: «molte cose sono mirabili al mondo, ma l’uomo le supera tutte» (Sofocle), è «il culmine e quasi il compendio dell’universo, e la suprema bellezza dell’intera creazione» (S. Ambrogio). L’uomo è un essere teoretico (o razionale), sociale e capace di amare, libero e artista, è costituito di corpo ma anche di spirito, può «distaccarsi» dalle esperienze che vive, non è determinato dalle leggi fisiche che determinano completamente la materia. È una compenetrazione di ragione, volontà, emozioni/sentimenti e affetti in generale, istinti e corporeità. Leggi tutto »
Tags: Adrian Furnham, emozioni, erotismo, finanza etica, pubblicità, ragione, sesso e film, sesso e pubblicità
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