Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Bric Countries, la terra promessa delle multinazionali – 5 (fine)

Inviato da unioneadc il 28 febbraio 2011

La “human satisfaction” come leva dello sviluppo

rdl – L’aspetto umano, la consapevolezza che il cliente deve essere inteso non solo per le sue doti di acquirente-consumatore ma soprattutto per quella parte etica e spirituale che lo contraddistingue, può rappresentare una soluzione pratica, innovativa e lungimirante, per lo sviluppo dell’impresa soprattutto se radicata in un mercato in grande espansione.

La creazione quindi di un modello economico in cui eticità, sostenibilità e umanità vengano considerate determinanti per la realtà imprenditoriale potrebbe portare, all’impresa in grado di applicarlo, un valore aggiunto notevole; customers e stakeholders saranno così attivamente inclusi in un sistema nel quale “il PROFITTO è considerato un premio del mercato..”, nel quale si limiteranno i gap tra domanda e offerta specifici per ogni impresa e nel quale le imprese oltre a raggiungere una certa quota di mercato potranno ambire ad ottenere una propria comunità di marca nel quale i consumatori VOLONTARIAMENTE si riconoscono.

Perché allora non applicare tale modello nei Paesi in cui il processo economico è in piena evoluzione? Perché non provare a creare questo stato di benessere lì dove non bisogna “convertire” ma solo “costruire”? Nello scenario europeo queste tematiche stanno riscuotendo notevole successo nelle menti manageriali, il processo applicativo è però un po’ più arduo in quanto si tratterebbe di convertire un modello già stabilmente integrato con il contesto sociale. Per quanto riguarda i Paesi in pieno sviluppo economico questo potrebbe garantire una mossa importante per rendere non solo l’impresa, ma l’intera società first mover di un processo innovativo e socialmente determinante.

Rino Di Loreto

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Green Wash: false e vere vie all'economia sostenibile – 4 (fine)

Inviato da unioneadc il 25 gennaio 2011

rdl – Uno strumento alla portata delle imprese per misurare l’efficacia delle proprie pubblicità con annessi i rischi di Green-Wash è un progetto originale della fondazione P.L.E.F. (PlanetLife Economy Foundation, www.plef.it) che, tramite un panel di 40 studenti della Facoltà di Economia e Marketing dell’Università di Milano Bicocca, valuta, grazie a specifiche schede, l’impatto e la reale efficacia delle campagne pubblicitarie puntualizzando opportunamente la posizione dell’impresa in merito ai rischi di Green-Wash.
Il progetto PLECAM -Planet Life Economy Communication Appraisal Model – è quindi un mezzo valido, riconosciuto e autorevole che, partendo dall’esistenza del fenomeno, lo studia a fondo per rendere coscienti le imprese della loro situazione.

L’esaltazione di virtù etiche e sostenibili da parte delle aziende può rappresentare un mezzo rapido e poco costoso per ottenere dei ricavi maggiori in un periodo breve. Fuorviare le menti dei consumatori con dei messaggi apparentemente positivi è infatti un’operazione relativamente facile per le multinazionali di oggi.
Analizzando il tutto con un’adeguata lungimiranza ci si accorge però che il rischio è molto più ampio del guadagno. Bastano, infatti, pochi accorgimenti per supporre che una campagna pubblicitaria nasconda un messaggio subliminale ben specifico, diverso da quello principale. Il rischio per le aziende è perciò quello di perdere la fiducia dei clienti, che volteranno così le spalle a determinati prodotti, intralciando il progresso aziendale.
L’altra faccia della medaglia è quindi molto più reale dell’effimero messaggio esposto nelle campagne Green-Wash: oltre una perdita di fiducia da parte dei clienti si incorre in una minimizzazione della Sostenibilità che porterà poi a frenare anche quelle aziende che operano davvero verso un nuovo mondo sostenibile.

Rino DI Loreto

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Kotler: qual è la vera responsabilità sociale

Inviato da unioneadc il 21 gennaio 2011

“Come possono fare le imprese per integrare i valori nel loro modello di business? Richard Barrett ha scoperto che le imprese possono articolarsi su tre livelli di spiritualità che richiamano quelli dei singoli esseri umani: per esempio, la motivazione spirituale di un essere umano può essere adattata alle missioni, alle visioni e ai valori aziendali. Sono però sotto gli occhi di tutti imprese che dichiarano apertamente i propri valori di responsabilità sociale senza tuttavia applicarli concretamente nelle loro attività, e molte altre che intraprendono iniziative socialmente responsabili, ma come mero espedienta di  pubbliche relazioni. Al Marketing 3.0 non interesssano le pubbliche relazioni intese in questo senso: esso riguarda le imprese che intendono integrare profondamente i valori nella propria cultura”.

Questo è Philiph Kotler DOC, nel suo più recente libro “Marketing 3.0″ (trad. it. Il SOle 24 Ore, 2010, p.30)

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Green Wash: false e vere vie all'economia sostenibile – 3

Inviato da unioneadc il 21 gennaio 2011

rdl – Un acquirente, consapevole dell’esistenza di questo fenomeno, può, grazie a piccoli accorgimenti, analizzare se un’impresa adotta politiche di Green-Wash nelle proprie campagne pubblicitarie. Vediamo come:
1.Una campagna pubblicitaria che mette in risalto una singola caratteristica del prodotto distoglie l’attenzione dall’insieme offerto; sarebbe corretto invece correlare la campagna alle reali politiche aziendali.
2.Negare informazioni circa un concetto espresso non è sempre una gratuita omissione. Soprattutto se la tesi evoca temi green essa va supportata e argomentata adeguatamente fornendo dati quantitativi verificabili.
3. Aziende che “autocertificano” le proprie credenziali green di certo incorrono in un concreto rischio di Green-Wash.
4. Un’impresa che enfatizza iniziative green irrilevanti tenta di far apparire sostenibile la situazione complessiva dell’impresa, che magari, al suo interno, ha una struttura completamente opposta.
5. Spot o campagne stampa che distolgono l’attenzione dal prodotto principale tramite elementi grafici green comunicano o richiamano una sostenibilità di fatto inesistente, che spesso riesce a penetrare la mente del consumatore fino a renderlo cosciente di un acquisto “sostenibile”.
Facendo attenzione a questi particolari si può combattere una tendenza che vorrebbe oscurare il tema della Sostenibilità oltre che compromettere il rapporto di fiducia tra azienda e consumatore.

Rino Di Loreto

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