Inviato da unioneadc il 1 aprile 2011
Leggete qui, se ancora non l’avete fatto. Finalmente una lancia spezzata in favore di una pubblicità a misura d’uomo, e di donna. Un bel post in uno dei blog più intelligenti e cordiali che sia dato di vedere in giro. Ancorché tutte le persone serie sappiano quanto sia controproducente, il sesso in pubblicità continua a essere una scorciatoia per chi fa di ogni seduzione un fascio.
Mentre mi accingevo a scrivere questo post mi è caduto sott’occhio quest’altro, dedicato invece al rapporto animali-bambini in una civiltà che voglia dirsi tale. Le argomentazioni sono equilibrate, molto meno tanti commenti nella caterva che ha generato. Può servire a riflettere su quali tortuosi vicoli percorra la mente umana quando abbandona le evidenze (gli esseri umani sono umani!) e cerca surrogati che sconfinano nella sociopatia: molti, troppi, preferiscono gli animali perché in sostanza non vogliono più saperne di uomini.
Tenete d’occhio il blog La ventisettesima ora, nel sito corriere.it: è una buona palestra di pensiero quotidiano.
Tags: corpo, emozione, etica, human satisfaction, sesso, spot, stupidità, valori
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Inviato da unioneadc il 21 gennaio 2011
rdl – Un acquirente, consapevole dell’esistenza di questo fenomeno, può, grazie a piccoli accorgimenti, analizzare se un’impresa adotta politiche di Green-Wash nelle proprie campagne pubblicitarie. Vediamo come:
1.Una campagna pubblicitaria che mette in risalto una singola caratteristica del prodotto distoglie l’attenzione dall’insieme offerto; sarebbe corretto invece correlare la campagna alle reali politiche aziendali.
2.Negare informazioni circa un concetto espresso non è sempre una gratuita omissione. Soprattutto se la tesi evoca temi green essa va supportata e argomentata adeguatamente fornendo dati quantitativi verificabili.
3. Aziende che “autocertificano” le proprie credenziali green di certo incorrono in un concreto rischio di Green-Wash.
4. Un’impresa che enfatizza iniziative green irrilevanti tenta di far apparire sostenibile la situazione complessiva dell’impresa, che magari, al suo interno, ha una struttura completamente opposta.
5. Spot o campagne stampa che distolgono l’attenzione dal prodotto principale tramite elementi grafici green comunicano o richiamano una sostenibilità di fatto inesistente, che spesso riesce a penetrare la mente del consumatore fino a renderlo cosciente di un acquisto “sostenibile”.
Facendo attenzione a questi particolari si può combattere una tendenza che vorrebbe oscurare il tema della Sostenibilità oltre che compromettere il rapporto di fiducia tra azienda e consumatore.
Rino Di Loreto
Tags: advertising, consumatori, etica, Green Wash, PLECAM, Plef, responsabilità sociale, social responsibility, sostenibilità, spot
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Inviato da unioneadc il 14 gennaio 2011
GREEN WASH
rdl – Nell’attuale modello economico, soprattutto in ambito comunicativo, sta prendendo piede un nuovo mezzo tramite il quale le aziende riescono a “lavare” la propria immagine dallo sporco che ideologie o politiche manageriali hanno provocato. È risaputo che l’accostare alla promozione di un prodotto un richiamo etico e rispettoso nei confronti dell’ambiente favorisce l’interesse dei consumatori nell’acquisto; causando quindi nelle menti degli acquirenti la consapevolezza di un acquisto “consapevole”.
Le geniali menti del marketing sfruttano questa nuova tendenza improntando le campagne pubblicitarie, gli spot, i siti web ecc… con riferimenti ad una sostenibilità che, il più delle volte, è fittizia e parte di un procedimento più complesso che ha lo scopo di ripulire appunto l’immagine aziendale! Nasce quindi il termine “Green-Wash”; se ne parla sempre più e allo stesso tempo lo si prova a riconoscere: molte aziende “autocertificano” la loro sostenibilità, concentrano il messaggio su un particolare tralasciando le reali politiche aziendali, enfatizzano iniziative green irrilevanti… questi sono solo alcuni particolari sui quali fare attenzione per valutare l’effettiva coerenza del messaggio proposto.
L’esaltazione di virtù irreali è tuttavia un rischio notevole per l’intera struttura aziendale. Nel breve periodo si riescono anche ad ottenere ricavi marginali maggiori, ma nel lungo periodo si può perdere la fiducia dei consumatori oltre che sminuire il valore stesso della Sostenibilità.
Come possono le imprese riconoscere la loro posizione in merito a tali rischi? La Planet Life Economy Foundation (www.plef.org) è in grado di fornire, tramite l’originale progetto PLECAM (Planet Life Economy Communication Appraisal Model) la valutazione dell’efficacia delle campagne pubblicitarie e la posizione dell’impresa in merito ai rischi di Green-Wash.
Rino Di Loreto
Tags: ambiente, comunicazione, csr. social responsibility, Green Wash, PLECAM, Plef, responsabilità sociale, sostenibilità, spot
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Inviato da giusrom1 il 3 dicembre 2010
L’orgasmo, lo spot e la comunicazione
m.b. – L’orgasmo è una grande emozione che provano due persone che si amano.
Il problema sorge quando l’atto emotivo viene vissuto come fine a se stesso e non come un modo, un mezzo, per progettare razionalmente e con finalità anche etiche un progetto di vita comune, in cui la relazione d’amore diventi relazione concreta e basata sui fatti reali, fino alla reciproca fedeltà, ovviamente da riconquistare sempre per evitare che si logori fino a spezzarsi.
La volontà quindi nei progetti d’amore diventa un elemento essenziale ed è l’altro lato della medaglia dell’amore nella sua completezza.
Nella comunicazione tra un brand e il proprio pubblico avviene qualcosa di simile. Infatti a ben pensarci lo spot, l’atto di aggancio dell’attenzione, fino al possesso del prodotto, assomiglia molto al corteggiamento tra due persone, fino al possesso, ovvero fino all’emozione che deriva dalla gioia del possesso.
Ma se tutto si ferma allo spot come monologo e come ricerca dell’emotività derivante dal possesso, senza che vi sia una prospettiva di progetto più ampio, inserendo il prodotto negli aspetti di una globale human satisfaction, tutto si riduce ad una fruizione fine a se stessa. La marca agisce come un seduttore, che dedica tutto il dispendio di energie alla caccia di nuove emozioni che si concludono con il loro consumarsi, senza una prospettiva ulteriore di relazione e fedeltà. Questo è ciò che spesso avviene quando una marca comunica emozioni fine a se stesse, senza misurare risultati concreti.
E’ quindi da ritenersi fondamentale che già nel momento dell’emotività iniziale vi siano nella comunicazione gli elementi del dialogo e della relazione con orientamento progettuale alla fedeltà, per ottenere una piena soddisfazione delle necessità emozionali, ma anche di quelle razionali ed etiche che compongono la human satisfaction nella sua integralità.
Tutto questo per obiettivi di comunicazione, sviluppo e profitto, è obiettivamente misurabile, se consideriamo le necessità delle persone-clienti ma anche di tutti gli stakeholder, misurando anche le distanze da annullare progressivamente fra tali necessità e le soddisfazioni che un brand può dare non soltanto come monologo di comunicazione, ma fin dal primo momento come potenzialità di dialogo e di relazione fino alla fedeltà…evergreen.
Marzio Bonferroni
Tags: advertising, emozione, etica, fidelizzare, marketing strategico, seduzione, spot, valori
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Inviato da giusrom1 il 29 giugno 2010
a.s. – E’ appena terminata la partita Italia-Slovenia che gli azzurri hanno perso per tre reti a due uscendo così dalla competizione dei mondiali. E’ stata una delle prestazioni più squallide, spente e misere che si ricordi. Non la sola tra l’altro, dato che le due precedenti partite le avevano pareggiate contro Nuova Zelanda e Paraguay, squadre non certo ai vertici del calcio mondiale, finendo con due soli punti e ultimi nel girone.
Pausa pubblicitaria.
Parte uno spot che recita: “Forza azzurri, l’energia di Edison è con voi”
Che autogol. Impressionante.
Confesso che mi è venuto un brivido di agghiacciante ribrezzo.
Come si fa a buttare i soldi in questo modo?
Si dirà: ma era tutto programmato, l’emittente ha i suoi palinsesti, anche pubblicitari, in fondo nello sport si sa, si può perdere.
Certamente, ma non in questo modo.
Come hanno fatto gli azzurri.
O come ha fatto Edison con questo spot. Un’impresa che vuole cavalcare il carrozzone del calcio, o dello sport, deve attrezzarsi per il caso in cui il carrozzone affondi. Altrimenti fa autogol.
E che autogol.
Andrea Sparvoli
Tags: Edison, Mondiali, Nazionale, spot
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Inviato da unioneadc il 8 gennaio 2010
m.b. – Una delle più indovinate pubblicazioni di Giancarlo Livraghi… Socrate, è senza dubbio “Il potere della stupidità”, libro che sta ottenendo un notevole
successo anche internazionale.
E’ uscita la terza edizione (davvero piu’ evoluta ed estesa) nel 2008,
e nel 2009 e’ uscito “The Power of Stupidity” in inglese. Vedere
qui.
Parecchi lettori dicono che “dovrebbe essere adottato come testo in
tutte le scuole di ogni ordine e grado” – e come manuale di gestione
nelle imprese. Nel caso qualcuno avesse voglia di dare un’occhiata a cio’
che altri hanno scritto… qui.
Se posso azzardare un’ipotesi, conoscendo Livraghi, ritengo che
l’ispirazione di dedicarsi a questo testo, che sta facendo il giro del
mondo, gli sia venuta anche ….vedendo tanti spot e tanta advertising che
tutto sono tranne che comunicazione di marketing.
A buon intenditor….anzi,…a buon imprenditor….
Tags: Livraghi, marketing, spot, stupidità
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