Inviato da unioneadc il 13 aprile 2011
g.r. – Interessante questo articolo di Repubblica. Mostra quanto siano sofisticate le tecniche di vendita, ma anche quanto ogni “narrazione” seduca le persone: il percorso dentro il supermercato è letteralmente un itinerario fiabesco pieno di sorprese e di colpi di scena, esattamente come le attrazioni di Disneyworld.
Tutto sembra spontaneo e invece è tutto un tranello. La GDO allora tratta i clienti come polli da spennare, come gonzi da raggirare?
Adesso sembra che disordine e affollamento paghino, perché parlano alla nostra parte istintiva e la seducono. Viva il mordi e fuggi. Ma se si impostasse invece su una reale human satisfaction, non ne verrebbe una relazione con i clienti più sincera e durevole?
Tags: etica, GDO, human satisfaction, marketing strategico, storytelling, stupidità, supermercato, valori
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Inviato da giusrom1 il 30 ottobre 2010
L’IMPORTANZA DELLA “BIBBIA” PER LA COMUNICAZIONE D’IMPRESA
m.b. – Ad alcuni potranno sembrare follie ma davvero in questi giorni ci siamo sentiti dire che è stata scelta una campagna importante solo perché è stata possibile realizzarla…velocemente. Tempo fa un’altra perché…fa sorridere. Quindi la velocità e la simpatia sembrano essere stati elementi vincenti per alcuni manager, senza considerazioni su elementi di comunicazione fondamentali, e che richiedono tempo e riflessioni profonde quali :
· I contenuti, che determinano opinioni positive e desiderio di acquisto
· La capacità dei messaggi di creare dialogo
· La potenzialità relazionale dei messaggi
· La forza dei messaggi non solo di convincere ma anche di fidelizzare
· La misurabilità nei comportamenti di acquisto
La velocità, la simpatia, l’impatto, la frase e l’immagine di sintesi, e tanti altri elementi importanti ma superficiali e formali, se non sono dei mezzi per portare al pubblico contenuti convincenti oltre che più o meno affascinanti, determinano esclusivamente atteggiamenti e e non comportamenti, e rappresentano per un’impresa fonti di dispersione economica. Affidare la comunicazione di un’impresa a un elemento superficiale senza contenuti, ripetitivo e che rapidamente annoia e invecchia, rivela la mancanza di considerazione del vero “motore” del business: la soddisfazione delle necessità che sono sempre nella mente del cliente, un mix tra emozione, ragione ed etica. Queste sono risolvibili oggi, nell’epoca della complessità, da un programma multicreativo coordinato di messaggi e mezzi indirizzati agli stakeholder interni ed esterni, guidati da un’unica fonte composta dai contenuti fondamentali e dalle linee guida che, come una piccola “bibbia”, rappresenti per la comunicazione d’impresa un costante punto di riferimento per la human satisfaction dei diversi pubblici interni ed esterni.
Marzio Bonferroni
Tags: comunicazione, human satisfaction, impresa, marketing strategico, posizionamento, pubblico, storytelling
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Inviato da giusrom1 il 21 luglio 2010
g.r. – La grande fiction ha incontrato gli imprenditori: ieri 20 luglio a Milano, in un’aula universitaria, una quarantina di leader d’impresa italiani si sono confrontati con Lux Vide, la più grande casa di produzione cinema e tv italiana, l’unica capace di confrontarsi con la distribuzione fuori dei confini del nostro Paese. L’incontro è stato organizzato in partnership dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da UniOne. Moderatore Armando Fumagalli, ordinario di Semiotica e ideatore del master per sceneggiatori che da un decennio alimenta le produzioni italiane di qualità.
Ospite illustre Luca Bernabei, direttore delle attività produttive di Lux Vide. Dopo un’introduzione in cui si sono avvicendati anche Marzio Bonferroni, presidente di UniOne, e Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto di ricerche, la relazione ha messo in luce i connotati della fiction nazionale e i molti possibili punti di convergenza con il mondo industriale e imprenditoriale. Qui sotto, per chi vuole approfondire, un resoconto più dettagliato.
Giuseppe Romano
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Tags: Armando Fumagalli, brand, Don Matteo, fiction, human satisfaction, imprese, inserzionisti, Istituto Piepoli, Luca Bernabei, Lux Vide, marketing, Nicola Piepoli, posizionamento, product placement, share, storytelling, Università Cattolica
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Inviato da unioneadc il 14 aprile 2010
g.r. – Da una decina d’anni in Italia il marketing della comunicazione ha importato un’idea statunitense: quella secondo cui “raccontare l’impresa” ne favorisce il posizionamento e può anche indurre un riposizionamento. Oggi il termine “storytelling”, qualsiasi cosa voglia dire, risuona piuttosto spesso nelle proposte delle agenzie pubblicitarie, specie nei confronti di clienti potenziali che sono particolarmente forti quanto a storia e a corredo informativo. Un articolo come questo mostra abbastanza bene risvolti e potenzialità, ma anche limiti, che questa prospettiva può assumere se ridotta a una mera tecnica emozionale.
Credo invece che in un’ottica human satisfaction il “racconto dell’impresa” possa divenire un’affermazione identitaria importante sotto tutti i profili (emozionale, razionale, etico) e serva non soltanto a un posizionamento (“cosa pensano gli altri”) bensì allo spessore (“chi siamo noi”) che deve presiedere, poi, tutte le proposte dell’impresa.
Così come accade al cinema, il “viaggio dell’eroe” è indispensabile affinché si crei immedesimazione nello spettatore col protagonista: o sullo schermo vedi un eroe (= figura universalizzabile), o resti freddo, davanti a questioni che non ti riguardano. Questo è il “racconto dell’impresa”: che induce un’immedesimazione tanto più forte quanto meno è opportunistica e soltanto d’immagine.
Di fatto tutte le imprese sono appunto “imprese”: hanno un patrimonio di storia e di storie, di coraggio e avventura, di pazienza e audacia, che le rendono interessanti. Raccontarlo è atto anche civile, perché la storia fa giustizia delle mezze figure e degli imbroglioni. E mette in rilevo chi è stato costante, geniale, saggio. Ne parlo con cognizione di causa: la ricerca che ho condotto su Montana nel 2008 mi ha portato a un libro che, senza partigianeria, rende onore a una delle poche imprese alimentari sempre italiane (dal 1941 a oggi). E’, in qualche misura, la storia d’Italia, dell’Italia migliore e ricca d’inventiva ma anche pronta a rimboccarsi le maniche.
Le imprese, oggi, dovrebbero mettersi a cercare chi sappia compiere il loro “racconto dell’impresa”. E’ uno dei modi per sottrarsi alla nebbia dell’uguale, all’insopportabile leggerezza dell’apparire.
In questo documento, il racconto dell’impresa, si legge una proposta di comunicazione aziendale basata sulla human satisfaction.
Giuseppe Romano
Tags: comunicazione, marketing, Montana, racconto dell'impresa, storytelling, viaggio dell'eroe
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Inviato da unioneadc il 8 aprile 2010
m.b. – Ogni impresa, come ogni persona, in quanto “essere” vivo e vitale, ha una sua particolarissima e unica storia da raccontare, quasi sempre ricca di fascino, di colpi di scena, di spirito di avventura. La storia di una persona che sia anche fondatore e imprenditore, soprattutto nel primo periodo della sua vita, si identifica e si fonde con la storia dell’impresa, rendendola particolarmente attraente. Dunque perché non raccontarla e diffonderla ? Magari nella forma di un classico libro in bella carta e attraente cover, che non ha mai perso il suo fascino, collegato alla polisensorialità del tocco oltre che della vista e dello stesso olfatto, che ci permettono di gustarne profumo e bellezza. Tenere in mano il libro che racconta la storia del fondatore e dell’impresa nelle sue fasi, capire le diverse fasi evolutive non sempre facili ma comunque interessanti, può rappresentare per il lettore la presa di coscienza della missione e dell’identità dell’impresa e della sua unicità. Questo può fare molto bene sia all’impresa che a tutti i pubblici ai quali l’impresa stessa desidera rivelarsi compiutamente per creare una stabile relazione. Ovviamente lo scopo di un’impresa é di arrivare a sviluppare un ottimale livello di vendite dei propri prodotti e servizi, ma proprio questo obiettivo sarà facilitato da pubblici che conoscano l’impresa e i prodotti in modo non superficiale, e che ne abbiano ben radicata nella memoria un’opinione positiva.
Questo non può essere raggiunto da messaggi frettolosi che hanno lo scopo di tener alta la notorietà di un nome e di una marca, comunque per stimolare il ricordo, mentre un libro può essere un mezzo ideale per inserire stabilmente nella memoria dei pubblici non solo gli elementi della storia, ma anche e soprattutto la filosofia e i concetti che rendono unica un’impresa e i suoi brand, permettendo così che al rivelarsi di una necessità risolvibile dai suoi prodotti, possa scattare immediatamente nella memoria la soluzione che gli stessi prodotti rappresentano per il pubblico, e che più facilmente così gli acquisterà anche in modo non saltuario. Inoltre un libro non si butta via, ovviamente se ben fatto, e rappresenta un valore che si tramanda, nel nostro caso trasmettendo nel tempo i valori dell’impresa e delle persone che vi dedicano la vita di lavoro. Quindi è un investimento duraturo e che “lavorerà” sempre per il bene dell’impresa.
Il libro è poi anche un “contenitore” completo di fatti, notizie e informazioni che rappresentano un formidabile magazzino a cui attingere, per realizzare anche testate dell’”editore-impresa”, media audio video, DVD, siti internet o loro parti, e messaggi da diffondere nei media tradizionali e attuali fino al computer, offrendo spunti imprevedibili per comunicazioni ai pubblici di interesse. Quindi un libro costruito per un’impresa e per diffondere la sua storia é un grandissimo valore proprio perché fonte di riferimento inesauribile per idee e messaggi.
Inoltre:
- Come sappiamo non sono tante le persone che leggono ma, guarda caso, sono le persone più intelligenti e sensibili e che molto spesso raggiungono, proprio per aver coltivato la cultura, posizioni di vertice e comunque di responsabilità. Quindi il libro diventa un “trasmettitore” di notizie e informazioni che permette a questo pubblico di vertice di assorbire quello che l’impresa rappresenta anche in prospettiva futura.
- Il pubblico che legge è formato da persone che molto spesso sono quelle le cui opinioni muovono le decisioni anche dei pubblici più pigri o comunque di minore livello culturale.
- Il libro è, per quanto detto, una “sonda” che permette di incrementare la comunità di persone che sono maggiormente in sintonia con l’impresa e la marca che lo ha editato, e che sono parte di quel pubblico di persone-clienti che garantiscono il massimo fatturato.
- Il libro in conclusione é per un’impresa “motore” di business.
Marzio Bonferroni
Tags: impresa, libro istituzionale, marketing, storytelling
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Inviato da unioneadc il 15 gennaio 2010
g.r. – Ho letto in Rete, qui, un interessantissimo articolo che paragona Facebook a World of Wacraft, sottolineando le infinite affinità e similitudini fra il celeberrimo social network e il “mondo online” – una specie di favola medievale in stile Tolkien, con umani, elfi ecc. – edito da Blizzard e frequentato da 12 milioni di iscritti paganti (qui e qui per avere un’idea).
WOW, come si chiama in gergo, è un gioco di ruolo: ci si iscrive, si crea un personaggio e si parte in cerca di avventura. Si portano a termine missioni, si percorrono territori (città, boschi, monti, mari), si accumula esperienza, si potenziano le proprie risorse e qualità nel gioco. Grazie al fatto che il “mondo virtuale” è pieno di frequentatori e che le missioni più impegnative vanno svolte in gruppo, WOW è anche un’arena sociale in cui nascono e si consolidano rapporti. La differenza sostanziale con Facebook è che lì non si mettono in comune profili veri, bensì fittizi e narrativi; eppure, sotto la superficie, c’è comunque un oceano di rapporti umani reali e concreti che prendono corpo anche in forum e chat e poi si sviluppano, magari, anche su Facebook. Quanto alla differenza tra profili reali e fittizi, è meno decisiva di quanto sembri: anche Facebook, con tutta la sua sorridente socialità, pone problemi di privacy e d’identità.
Tutte e due sono comunque comunità solide, stabili, profondamente sociali. Comunità virtuali con rapporti reali e una grande fidelizzazione. Certo, il rischio è sempre quello di confondere la socialità con l’affollamento, ma forse è il pegno da pagare alla crescita del mondo reale nei territori digitali.
D’altra parte entrambe sono esempi di ciò che provoca aggregazione sul web: certo non richiami formali o generici, ma cose da scoprire e da fare da soli e in comune, con libertà d’iniziativa, collaborando a creare e a narrare un “racconto comune” che è tra le sfide più suggestive dell’era digitale.
Tags: community, Facebook, social network, storytelling, World of Warcraft
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