Human Satisfaction & Multicreatività

Persone, non consumatori. Zona franca per una nuova civiltà di comunicazione

Supermarket trappola

Inviato da unioneadc il 13 aprile 2011

g.r. – Interessante questo articolo di Repubblica. Mostra quanto siano sofisticate le tecniche di vendita, ma anche quanto ogni “narrazione” seduca le persone: il percorso dentro il supermercato è letteralmente un itinerario fiabesco pieno di sorprese e di colpi di scena, esattamente come le attrazioni di Disneyworld.

Tutto sembra spontaneo e invece è tutto un tranello. La GDO allora tratta i clienti come polli da spennare, come gonzi da raggirare?

Adesso sembra che disordine e affollamento paghino, perché parlano alla nostra parte istintiva e la seducono. Viva il mordi e fuggi. Ma se si impostasse  invece su una reale human satisfaction, non ne verrebbe una relazione con i clienti più sincera e durevole?

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Basta con la mercificazione del corpo in pubblicità (& viva i bambini)

Inviato da unioneadc il 1 aprile 2011

Leggete qui, se ancora non l’avete fatto. Finalmente una lancia spezzata in favore di una pubblicità a misura d’uomo, e di donna. Un bel post in uno dei blog più intelligenti e cordiali che sia dato di vedere in giro. Ancorché tutte le persone serie sappiano quanto sia controproducente, il sesso in pubblicità continua a essere una scorciatoia per chi fa di ogni seduzione un fascio.

Mentre mi accingevo a scrivere questo post mi è caduto sott’occhio quest’altro, dedicato invece al rapporto animali-bambini in una civiltà che voglia dirsi tale. Le argomentazioni sono equilibrate, molto meno tanti commenti nella caterva che ha generato. Può servire a riflettere su quali tortuosi vicoli percorra la mente umana quando abbandona le evidenze (gli esseri umani sono umani!) e cerca surrogati che sconfinano nella sociopatia: molti, troppi, preferiscono gli animali perché in sostanza non vogliono più saperne di uomini.

Tenete d’occhio il blog La ventisettesima ora, nel sito corriere.it: è una buona palestra di pensiero quotidiano.

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Il gioco d'azzardo è l'ormone della felicità?

Inviato da giusrom1 il 22 novembre 2010

g.r. – Se nè già fatto un gran parlare, della campagna SNAI che invita a scommettere e a giocare responsabilmente annunciando a tutti che “il gioco è l’ormone della felicità”. E’ stato addirittura Oliviero Toscani a calibrare la comunicazione affinché invitasse a giocare senza uscire dal seminato dell’opportuno e dell’equilibrato. Toscani però per sintetizzare tutto questo non ha trovato di meglio che coniare la frase “gioca per vincere”. (leggete qui per informazioni).

E sugli annunci che escono in giro, nei tram e sui muri, il cittadino scopre che “il gioco è l’ormone della felicità”. Splendida considerazione, molto in linea col bisogno di ritrovare stili di vita non drogati dall’eccesso e da aspettative fasulle. Sì, se doparsi è il meglio, dopiamo pure la felicità: salvo ritrovarci a piangere sulle sue macerie.

Lo IAP, Istituto di autodisciplina della pubblicità, ha bloccato la campagna SNAI come “pubblicità ingannevole”. C’era bisogno di arrivare a tanto? Se sì, dobbiamo pensare che quelli che producono e diffondono il gioco e le scommesse abbiano in mente e a cuore proprio l’obiettivo di dopare i cittadini? E che quindi ci troviamo sotto l’attacco di gente che vuole farci perdere il lume della ragione, proprio come gli spacciatori?

Sia come sia, le imprese che fanno comunicazione ci mettono la faccia. E questo, in casi come quello di SNAI, ha due conseguenze: la prima che ci si fa conoscere per quel che si è, la seconda che la faccia si può anche perderla.

Giuseppe Romano

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Livraghi: stupidità nella comunicazione e nel marketing

Inviato da giusrom1 il 28 giugno 2010

SOCRATE-LIVRAGHI CONTRO….LA STUPIDITA’ ANCHE NELLA COMUNICAZIONE E NEL MARKETING

http://gandalf.it/stupid/stupub.pdf

m.b. – Dal link qui sopra è possibile scaricare tutto l’articolo-intervista rilasciata da Giancarlo Livraghi, il nostro leggendario “Socrate” della comunicazione (www.gandalf.it).
Leggere… per credere, e… meditare. Vale molte volte il piccolo sforzo. Riporto qui di seguito soltanto la prima domanda e la prima risposta dell’intervista.

1. Lo scenario contemporaneo, socio-culturale e di mercato, in cui opera la pubblicità, è cambiato molto rispetto a un passato non troppo remoto. Quale crede che sia il fattore di cambiamento che più ha condizionato o sta condizionando lo sviluppo della comunicazione di marketing?

La stupidità. Non solo perché molta pubblicità è banale, stucchevole, superficiale. Ma per motivi più seri e profondi. Nel mondo della pubblicità si sono fatte,
e si continuano a fare, molte cose sbagliate e sciocche. Ma la causa principale del declino (e istupidimento) sta nella cambiata prospettiva delle imprese.
Con l’esplosione della finanza speculativa, le strategie di breve periodo e il “facile arricchimento” di pochi (a scapito di investimenti di qualità e di serio impegno nell’identità d’impresa) anche la comunicazione è diventata futile e superficiale. Non è un caso che tutti e due i degradanti fenomeni siano cominciati negli “anni ottanta”. Con vari generi di “crisi” che sarebbero state evitate se qualcuno avesse fatto qualcosa per correggere la situazione prima che arrivasse a un inevitabile tracollo. Si è diffuso anche (non solo in pubblicità) un concetto deviante di “immagine”, di predominio dell’apparenza sulla sostanza, che continua a essere una malattia deformante di tutta la cultura, non solo dello spettacolo e della “spettacolarizzazione” della comunicazione (pubblicitaria o non).
Marzio Bonferroni

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Contro il potere della stupidità

Inviato da unioneadc il 8 gennaio 2010

m.b. – Una delle più indovinate pubblicazioni di Giancarlo Livraghi… Socrate, è senza dubbio “Il potere della stupidità”, libro che sta ottenendo un notevole
successo anche internazionale.
E’ uscita la terza edizione (davvero piu’ evoluta ed estesa) nel 2008,
e nel 2009 e’ uscito “The Power of Stupidity” in inglese. Vedere
qui.
Parecchi lettori dicono che “dovrebbe essere adottato come testo in
tutte le scuole di ogni ordine e grado” – e come manuale di gestione
nelle imprese. Nel caso qualcuno avesse voglia di dare un’occhiata a cio’
che altri hanno scritto… qui.
Se posso azzardare un’ipotesi, conoscendo Livraghi, ritengo che
l’ispirazione di dedicarsi a questo testo, che sta facendo il giro del
mondo, gli sia venuta anche ….vedendo tanti spot e tanta advertising che
tutto sono tranne che comunicazione di marketing.
A buon intenditor….anzi,…a buon imprenditor….

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